Pesticidi nelle acque interne: avanza ancora il glifosato secondo ISPRA

Puntuale come ogni anno, a fare la radiografia alla nostra rete idrica, superficiale e sotterranea, il nuovo Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque (contenente dati relativi al biennio 2013-2014) emesso da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) ad aggiornare quello dello scorso anno, relativo al biennio 2011-2012 (vedi post “Acque italiane e pesticidi: preoccupante il nuovo rapporto Ispra).

 

Anche quest’anno non arrivano certo segnali confortanti per la qualità delle nostre acque, dal momento che si registra un incremento della percentuale di pesticidi del 20% nelle acque  superficiali, e del 10% in quelle sotterranee. In particolare secondo il nuovo rapporto, ben il 63,9% dei 1284 punti di monitoraggio delle acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) devono convivere con gli scomodi inquilini costituiti dai pesticidi, rispetto al 56,9% registrato nel 2012. Meno significativo l’incremento della presenza dei pesticidi nelle acque sotterranee, rilevata nel 31,7% dei 2.463 punti, rispetto al 31% fatto registrare a fine 2012. L’area maggiormente contaminata è ancora una volta la pianura padano-veneta, dove si pratica più diffusamente una agricoltura intensiva.

Secondo Ispra, l’aumento di punti contaminati “si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata”. Durante i controlli infatti sono state trovate 224 sostanze diverse, “un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012)”, che indica “una maggiore efficacia delle indagini condotte”. Pur essendo ancora gli erbicidi le sostanze più rinvenute, si registra un grande aumento della presenza di fungicidi e insetticidi. Sono infatti ben 274 punti di rilevamento delle acque superficiali, corrispondenti al 21,3% del totale, che presentano concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali, mentre sono 170 i punti di rilevamento delle acque sotterranee, pari al 6,9% del totale, che hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale. A livello di singole sostanze, è ancora una volta il glifosato che fa registrare una presenza sempre più inquietante (vedi post “Pesticidi killer: Italia triste leader che continua ad investirci nell’anno di EXPO”), insieme al suo metabolita AMPA, al metolaclor, al triciclazolo, all’oxadiazon, alla terbutilazina e al suo principale metabolita, e al desetil.

Nel rapporto si evidenzia che la contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta dove però le indagini sono generalmente decisamente più efficaci ed accurate. Nelle cinque regioni padane infatti, si concentra quasi il 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale. Molte le regioni dove la contaminazione è molto più diffusa rispetto al dato nazionale, raggiungendo oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, raggiungendo il 90% in Toscana ed addirittura il 95% in Umbria. (accedi alle Tabelle regionali).

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