Se anche gli alberi contribuiscono all'inquinamento urbano

alberi città polveri sottiliGli alberi contribuiscono all'inquinamento urbano. In particolare danno un decisivo contributo alla formazione di quelle polveri sottili che attaccano i nostri polmoni, provocando spesso asma e persino tumori, e anche altre tessuti, ma non disdegnando altri organi e tessuti.

L'articolo che Jason D. Surratt, in forze al Divisione di Chimica e Ingegneria Chimica del California Institute of Technology di Pasadena, e un gruppo di suoi collaboratori hanno pubblicato nei giorni scorsi sui Proceeding of National Academy of Science (PNAS) sugli intermedi chimici che portano alla formazione di aerosol è in apparenza tecnico. Ma, a leggerlo bene, ci restituisce un'immagine complessa delle dinamiche ambientali. In cui anche gli alberi, in certe condizioni e in collaborazione con altri, possono far male.

Sapevamo, finora, che gli alberi producono una sostanza che i chimici chiamano isoprene. Serve loro per proteggere le foglie da quel grande aggressivo chimico che è l'ossigeno, oltre che dagli sbalzi di temperatura. Sapevamo anche che l'isoprene contribuisce alla formazione delle polveri sottili. Non sapevamo, però, esattamente come. Ecco, Surratt e i suoi hanno descritto come gli alberi, attraverso l'isoprene, generano il pericoloso particolato solido.

Il meccanismo (lo diciamo a beneficio di chi sa di chimica) è questo. L'isoprene si ossida e in presenza di alte concentrazioni di ossidi di azoto produce alcuni intermedi, come gli epossidioli di isoprene (IEPOX) e metacriloilperossinitrati (MPAN), interagiscono con acidi solforati e si trasformano in particolato solido.

In altre parole, una molecola che gli alberi producono per proteggere se stessi (l'isoprene) combinandosi con molecole, gli ossidi di azoto, che gli uomini producono per muoversi (con auto, camion, aerei) o per riscaldarsi (centrali a carbone) generano inquinanti, le polveri sottili, che attaccano sia gli uni (gli alberi) che gli altri (gli uomini).

Il processo, i cui dettagli sono stati scoperti da Surratt, è una piccola metafora dell'ecosistema Terra in cui l'uomo vive. In questo complesso ecosistema non esistono elementi buoni in assoluto o cattivi in assoluto. Un qualsiasi elemento può assolvere a funzioni desiderabili in certe condizioni (come fa l'isoprene con gli alberi) e a funzioni non desiderabili in certe altre (come fa l'isoprene in presenza di alte concentrazioni di ossidi di azoto). Se ne ricava che anche gli alberi, in città, possono far male.

Dobbiamo dunque abbatterli?

Niente affatto. Dobbiamo ricavarne una semplice lezione. Non basta aumentare il numero di alberi per rendere più vivibile una città. Al contrario, se le condizioni al contorno sono cattive, un maggior numero di alberi possono aumentare il rischio.

Quello che dobbiamo fare, sostiene Surratt, è conservare gli alberi e, possibilmente, accrescere le aree alberate, ma abbattere le concentrazioni in atmosfera di ossidi di azoto, agendo sulle fonti antropiche: il traffico, stradale e aereo, e le centrali a carbone.

 

FONTE | Greenreport

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