Igiene: un piccolo passo a volte vale il 15% di iva in meno

Con l'approvazione della legge finanziarial’Iva sugli assorbenti biodegradabili e compostabili scenderà prossimamente dal 22% al 5%: un allineamento tecnico ai restanti paesi della EU in tema di beni primari o qualcosa di più? (fonte immagine copertina edana.org).

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Il decreto approvato è un passo importante per molti aspetti, oltre al riconoscimento sociale del bene primario, perché sancisce una presa di posizione pubblica verso i prodotti che possono trasformarsi in nuova risorsa naturale una volta compiuto il ciclo vitale del prodotto: da materie prime prelevate dall’ambiente a ritrovata risorsa per il Pianeta.

Il contrario di quanto avvenuto fino ad oggi dove i prodotti igienici erano considerati:

  1. un bene di lusso - come ci fossero donne che li usano solo per sfizio o perché benestanti;
  2. un imballaggio usato da mettere in discarica o più semplicemente materia prima da gasare nei termovalorizzatori come il petrolio, da cui derivano alcuni dei componenti funzionali per la maggior parte dei prodotti igienici monouso in commercio.

Ogg l’IVA su i prodotti igienici monouso per donna, se certificati biodegradabili-compostabili, è finalmente scesa al 5%, come da gennaio 2019 è stato per i tartufi bianchi di Alba da 3000 € al kg contro i 50 € di 1 kg di assorbenti igienici. Un allineamento di classe.

Per 14 milioni di donne italiane dai 12 a 45 anni - che consumano una media di 2 miliardi l’anno di questi  pezzi usa e getta (assorbenti esterni e tamponi interni) - è una buona notizia: il diritto alla salute - di cui l’igiene personale dovrebbe far parte -  non è un lusso ma un diritto da Paese Civile.

Ma il punto tecnico è altrettanto interessante. Gli assorbenti come rifiuto pesano in Italia per almeno 12-14.000.000 kg anno, un piccolo accessorio come dimensione per la quantità di rifiuto prodotto nelle civiltà moderne, ma grande come peso complessivo sull’ambiente. Gli assorbenti femminili, come i tamponi interni convenzionali del resto, non sono mono-materiale ma un composito abbastanza complesso di alcuni materiali (vedi schema seguente pubblicato sul sito www.edana.org), che hanno assoluta difficoltà nella loro separazione e pertanto andrebbero comunque trattati come l’indifferenziato e la fine di questo tipo di rifiuti lo sappiamo quale è: discarica o incenerimento.

Al momento i prodotti in commercio che rientrano nella categoria compostabili sono pochi ma tecnicamente si possono facilmente adeguare. I materiali sono da tempo disponibili sul mercato: servono le bioplastiche biodegradabili per i film di protezione e il resto possono essere fibre naturali vegetali come cotone o rayon o altri derivati da biopolimeri come la fibra pla (acido polilattico ottenuto da amidi vegetali) e anche super-assorbenti di origine vegetale e biodegradabile. Se si è poi particolarmente attenti all’ambiente, il cotone dovrebbe essere almeno biologico per contribuire alla diminuzione di pesticidi ed erbicidi nelle colture e ridurre il consumo di acqua.

Ad ogni modo si deve raggiungerebbe la quota di almeno il 90% di materiali biodegradabili come previsto dalla norma EN 13432 per essere ammessi alla certificazione.

Qualcuno ha protestato perché questi ultimi dispositivi compostabili sono più cari; ovviamente! Viene da pensare che le plastiche da petrolio siano decisamente più economiche forse perché esso è pompato dal suolo ogni secondo ininterrottamente (e se dopo l’uso viene bruciato tutto e produce diossine tossiche, pazienza); il cotone invece, come le barbabietole e canna da zucchero da cui si estraggono biopolimeri biodegradabili, si raccoglie una o massimo due volte l’anno. Non ci possono essere paragoni al momento: le plastiche prodotte nel pianeta sono 300 milioni di Tons anno, la fibra di cotone arriva a circa 20 milioni di tons, la fibra rayon probabilmente 7 milioni di Tons e tutti i biopolimeri arrivano a malapena a 2,5 milioni di tons. Se la materia prima costa di più anche l’iva su cui è calcolata, in proporzione costa di più: quindi per quella signora che protesta oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. La diminuzione dell’Iva di fatto li rende più alla portata delle tasche di tutti e aiuta nella scelta consapevole.

Se poi così come sono pensati gli assorbenti monouso, per le EU siano merceologicamente un imballaggio o un prodotti per l’igiene personale e quindi connesso alla salute, non è ancora chiaro: il concetto di igiene dovrebbe infatti essere collegato al concetto di salute. Nel caso, di logica, si dovrebbe essere consapevoli di ciò che si andrebbe ad indossare, come lo sappiamo per i vestiti con le loro etichette, a volte introvabili ma di legge. Sul pacco infatti salvo eccezioni, non c’è quasi mai scritta la composizione come per medicine o cosmetici o alimenti o abiti ma solo se l’imballo, il sacchetto cioè, è in plastica o bioplastica biodegradabile e eventualmente se il tessuto a contatto con la pelle, sia cotone o a volte cellulosa. Per inciso nei materiali cellulosici ci rientrano lo stesso cotone e il rayon (viscosa);  si potrebbero usare anche film e fibre di un biopolimero ottenuto da amido vegetale come il pla. Fino ad oggi almeno queste indicazioni erano le uniche  presenti, spesso anche solo per esaltarne il tocco di naturalità e….boh, per gli altri casi non c’è mai scritto e non è dato saperlo se non per il fatto che sembrano sopratutto plastiche  almeno tradizionali.

Riportando l’iva al 5% per quelli compostabili, naturalmente e necessariamente occorre però siano certificati a seconda della norma 13432 e riportare in chiaro il numero di test o il marchio tipo ok compost, ben stampato sopra. Quindi un extra costo, per dimostrare che sono bravi e in linea con la disposizione. Scrivere la composizione  dei materiali in chiaro per adesso resterà un optional, salvo ripensamenti.

Tuttavia è un passo importante che magari ci allinea a quello di molti altri Paesi, ricordando che gli assorbenti per le donne comprendono un ampio spettro di età, compreso anche quando sono mamme.

A proposito: gli assorbenti igienici femminili per la piccola incontinenza saranno inclusi nella norma? Certamente nella speranza di tante donne sì, nella certezza della finanziaria invece dipenderà dalla interpretazione. Forse.

Prodotti per bambini e anziani però al momento restano un lusso per lo Stato Italiano: in Italia i primi calano e i secondi aumentano per compensazione, seppur con le pensioni che non arrivano a fine mese e con i pannoloni che semplificano la vita alle badanti ma sono come 4 o più  pannolini per bambini come peso, misure, costi e in una giornata comunque si cambiano come i primi. Già recuperare alcuni dei materiali di cui sono composti, sarebbe importante e sembra proprio che per questi sia possibile. Gli assorbenti femminili sono forse troppo piccoli.

Ma un passo per volta, andrebbe già bene.

Accontentarsi infatti in certe situazioni è un dovere (e a volte anche un piacere).

Marco Benedetti
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