Apis mellifica rivela la moderna similitudine omeopatica

apis ape omoepatica simonetta bernardiniL'utilizzo terapeutico delle api è stato descritto nei testi antichi di medicina, a cominciare da Ippocrate e da Galeno. Nel Medio Evo il veleno di ape era usato per curare malattie infiammatorie come artriti e reumatismi.

Comunemente in omeopatia si utilizzano diluizioni di ape in accordo con il principio di similitudine secondo il quale i pazienti possono essere trattati con diluizioni delle stesse sostanze che possono provocare analoghi sintomi di malattia nel sano.

Oggi sappiamo che la risposta inversa, dose correlata, di una sostanza è definita "ormesi". Un fenomeno difficile da valutare a livello farmacologico a causa della difficoltà di rilevamento del segnale ad un certo effetto soglia. Nel lavoro pubblicato su Homeopathy tale difficoltà è stata superata mediante lo studio delle modificazioni di geni cellulari ottenuto con la tecnica del DNA array.

Per tale scopo è stato valutato l'effetto di Apis mellifica TM, 3CH, 5CH e 7CH (fornita dai Laboratoires Boiron) sull'epitelio normale di prostata, valutando per ciascuna concentrazione l'attività espressa sui geni (down/up regulation, misura dei geni sottoespressi e dei geni sovraespresi). Ugualmente gli esperimenti sono stati ripetuti con placebo costituito da etanolo e acqua dinamizzata. Rispetto al placebo, le diluizioni di Apis hanno dimostrato di avere un'attività sull'espressione dei geni cellulari.

In particolare, il numero dei geni espressi dalla TM e dalla 3CH è simile. Dunque vi è una chiara attività farmacologica non solo nella TM, ma anche in una diluzione 3CH (un milione di volte meno concentrata). Non solo, anche diluizioni molto maggiori di Apis (5CH e 7CH) modulano un numero seppure minore di geni cellulari. Questo dimostra che soluzioni molto deconcentrate di un medicinale omeopatico possiedono una chiara attività sulle cellule e consente di poter iscrivere in via definitiva un medicinale omeopatico nel moderno capitolo della farmacologia delle microdosi. Ma c'è da notare anche che il lavoro dimostra come alcune diluizioni di Apis mellifica si comportino sui geni cellulari in maniera opposta rispetto alla TM. In particolare, solo le soluzioni maggiormente diluite di Apis (5CH e 7CH) sono capaci di inibire i geni dei processi apoptotici, evidenziando in tal modo un altro importante aspetto non preventivato: diluizioni diverse hanno potere farmacologico differente.

Infine, ancora più interessante è il rilievo dell'azione di Apis sul gene della interleukina 1 , una citochina a potente azione pro-infiammatoria. Il gene, sovraepresso dalla TM di Apis mellifica, è sottoespresso da tutte le diluizioni della TM (3CH, 5CH e 7CH). Il dato dunque non solo conferma il fenomeno dell'ormesi nell'attività di Apis mellifica, ma rappresenta anche una chiara conferma del principio di similitudine omeopatica e, pertanto, della validità dell'osservazione sperimentale dell'utilità della prescrizione di Apis mellifica per la guarigione dei processi infiammatori. Ne deriva che i moderni studi sui geni cellulari confermano non solo l'attività farmacologica di diluizioni di un medicinale omeopatico, ma consentono oggi anche di indagare in chiave moderna il fenomeno della similitudine.

Homeopathy, 2014, 103, (2), 127

 

Simonetta Bernardini

Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata (www.siomi.it)

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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