In Brasile la magistratura vuole mettere al bando il glifosato e altri pesticidi

glifosato monsanto brazil high damageLa procura federale ha chiesto la sospensione dell'uso per rivalutarne la tossicità sull'uomo e l'ambiente, dopo che nel decennio passato la quantità di pesticidi impiegata è triplicata.


 

In Brasile, il Procuratore federale ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di sospendere l’uso del glifosato, l’erbicida più usato nel paese sudamericano. La messa al bando riguarda anche altri pesticidi (2,4-D, metil paratione, lactofem, phorate, carbofuran, abamectina, tiram e paraquat)

Le azioni giudiziarie sono due: La prima intende obbligare l’agenzia nazionale di sorveglianza per la salute (ANVISA) arivalutare la tossicità di otto principi attivi di pesticidi sospettati di causare danni alla salute e all’ambiente; la seconda mette in discussione la registrazione del 2,4-D usato sugli infestanti a foglia larga. Il ministero dell’Agricoltura sospenderà la registrazione dei prodotti fino al termine dell’indagine.

La grande diffusione della soia OGM resistente al glifosato è la principale responsabile dell’abnorme consumo di erbicidi in Brasile: tra il 2003 e il 2008 l’area di coltivazione della soia geneticamente modificata è passata da 7 a 14 milioni di ettari e nello stesso periodo il consumo di erbicidi usati sulla soia è triplicato.

La soia OGM tollera l’erbicida glifosato e questo avrebbe dovuto darle un vantaggio competitivo su altre erbe infestanti, ma tramite la selezione naturale, ora si sono diffusenumerose specie resistenti al glifosato. Questo ha portato gli agicoltori a consumare più erbicida e a usarne varietà più tossicche. La risposta del biotech è stata analoga, visto che sono allo studio varietà di soia resistenti a più erbicidi.

In questa folle corsa agli armamenti, i perdenti sono la salute umana e l’ambiente, per cui bene ha fatto la magistratura ad imporre una battuta d’arresto.

Questo intervento segue di poche settimane il bando al glifosato imposto dal governo dello Sri Lanka a causa delle gravi patologie renali causate ai contadini.


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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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