Cannabis terapeutica, l’Abruzzo innova

 

legge abruzzo cannabis terapeutica italia 2014Dopo che la can­na­bis e i suoi deri­vati sono entrati in Tabella 2 (sostanze ammesse agli usi medici, nel decreto Bal­duzzi); dopo la regi­stra­zione del Sati­vex, assai costoso e con indi­ca­zioni assai restrit­tive; dopo le vicende di varie leggi regio­nali respinte o ridi­men­sio­nate dal governo cen­trale, il governo Renzi ha dato via libera alla legge dell’Abruzzo per la can­na­bis terapeutica.

Que­sta legge pre­vede l’uso della can­na­bis die­tro ricetta del medico di base, pre­vio piano tera­peu­tico dello spe­cia­li­sta volta per volta com­pe­tente a seconda del tipo di pato­lo­gia (p.e. l’oncologo per i pazienti sof­fe­renti per gli effetti di che­mio — e/o radio­te­ra­pie; il neu­ro­logo per i pazienti con disturbi sen­so­riali, dolori e spa­smi da scle­rosi mul­ti­pla e altre neu­ro­pa­tie). I costi sono a carico della Regione, che può sot­to­scri­vere con­ven­zioni per le for­ni­ture con pro­dut­tori sinora auto­riz­zati a col­ti­va­zioni e lavo­ra­zioni spe­ri­men­tali. Tra que­sti, spic­cano per la loro qua­li­fi­ca­zione lo Sta­bi­li­mento Chi­mico Far­ma­ceu­tico Mili­tare di Firenze, ricco di com­pe­tenze chimico-farmaceutiche e far­ma­co­lo­gi­che, e il Cra di Rovigo, ente pub­blico vigi­lato dal mini­stero delle poli­ti­che agri­cole, che da diversi anni spe­ri­menta col­ture di can­na­bis di vario tipo e con diversi pro­fili di prin­cipi attivi; ma che sinora è stato costretto a distrug­gere tutti i suoi pre­ziosi prodotti.

L’impiego della can­na­bis è stato sinora pos­si­bile solo die­tro richie­sta caso per caso di “uso com­pas­sio­ne­vole”, che com­porta pra­ti­che defa­ti­ganti, lun­ghe attese e costi spesso ele­vati. Dopo il decreto Bal­duzzi, sono scesi in campo i labo­ra­tori gale­nici che die­tro ricetta medica per pre­pa­ra­zione gale­nica magi­strale hanno ini­ziato a com­mer­cia­liz­zare soprat­tutto il Bedro­can: tut­ta­via a caro prezzo, data anche l’esigenza di scon­fe­zio­nare e ricon­fe­zio­nare i pro­dotti impor­tati (altri­menti si trat­te­rebbe di spe­cia­lità non regi­strate e quindi ille­cite). Con un po’ di buona volontà delle Regioni que­sti per­corsi a osta­coli pos­sono essere ora chi­rur­gi­ca­mente bypas­sati ricor­rendo alle com­pe­tenze dei ser­vizi far­ma­ceu­tici delle Regioni stesse e delle sin­gole Asl. A tale scopo baste­reb­bero prov­ve­di­menti che auto­riz­zino l’acquisto all’ingrosso, da ven­di­tori ade­gua­ta­mente accre­di­tati, dei pro­dotti della cui con­fe­zione e distri­bu­zione i sud­detti ser­vizi potreb­bero farsi carico (ana­lo­ga­mente a come ope­rano i labo­ra­tori gale­nici, ma a costi finali più contenuti).

Ma occorre anche pen­sare a una nuova legi­sla­zione sulle dro­ghe che con­tenga regole per la col­ti­va­zione in Ita­lia della can­na­bis e per la sua lavo­ra­zione ai fini della pro­du­zione dei vari tipi di deri­vati. I mezzi non man­cano: vaste super­fici di ter­reno sono col­ti­vate a tabacco (o lo erano e sono già pas­sate a altre col­ture, a par­tire da quelle di piante medi­ci­nali); vi sono aziende all’avanguardia nel campo dell’erboristeria, con moderne filiere di lavo­ra­zione che garan­ti­scono con un minimo scarto i con­te­nuti di prin­cipi attivi. Que­sto tra l’altro è un buon argo­mento anche a favore della lega­liz­za­zione con­trol­lata a scopo ricrea­tivo: non avreb­bero più ragion d’essere gli avver­ti­menti ter­ro­ri­stici sui rischi dei pro­dotti a con­te­nuto bal­le­rino di prin­cipi attivi. Infine, la rego­la­men­ta­zione della pro­du­zione nazio­nale, mirata sia a sod­di­sfare il fab­bi­so­gno interno che all’ espor­ta­zione, oltre agli amma­lati e ai loro tera­peuti, oltre a chi come noi sostiene una lega­liz­za­zione con­trol­lata di tipo uru­gua­iano, dovrebbe viva­mente inte­res­sare anche i mini­stri dell’economia e delle poli­ti­che agri­cole, che quo­ti­dia­na­mente ci afflig­gono coi pia­gni­stei sui set­tori di loro competenza.

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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