Fao: aumenta la produzione di cereali ma si continua a soffrire la fame

fao rapporto annuale alimentazione cereali e terzo mondoSecondo il rapporto emerge che Il problema non è nella quantità ma nell’iniqua distribuzione

 

Ancora segnali discordanti per quanto riguarda la filiera alimentare (dalla produzione al consumo di cibo) mondiale. La produzione di cereali raggiungerà un nuovo picco di quasi 2.500 milioni di tonnellate, incluso il riso lavorato, secondo l’ultimo rapporto Fao “Crop Prospects and Food Situation” pubblicato oggi (la cifra è un incremento di quasi l’ 8,4% rispetto allo scorso anno e di circa il 6% rispetto al precedente record del 2011), ma le condizioni di sicurezza alimentare in diverse parti dell’Africa (e non solo) si stanno deteriorando.

Ciò conferma che il vero problema alimentare mondiale non è relativo alla quantità di cibo prodotto ma è correlato alla mancanza di accesso al cibo, all’equità della sua distribuzione e poi alla qualità alimentare e agli sprechi in particolare nei paesi sviluppati.

«Le ultime stime per la produzione mondiale di cereali sono per lo più una revisione delle stime della produzione di mais negli Stati Uniti, nella Federazione Russa e in Ucraina, che sono diventate più solide verso la fine dei raccolti- hanno spiegato dalla Fao- Sulla base degli ultimi dati, l’incremento complessivo della produzione cerealicola mondiale di quest’anno comprende un aumento del 7,8% della produzione di grano, del 12% dei cereali secondari, e solo dell’1% del riso. Per le scorte mondiali di cereali si prevede un aumento che dovrebbe portarle a 572 milioni di tonnellate entro la fine della stagione produttiva del  2014, vale a dire un 13,4%, o circa 68 milioni di tonnellate in più rispetto all’anno precedente. Questa previsione è di quasi 9 milioni di tonnellate superiore a quello prevista nel mese di novembre, riflettendo una revisione al rialzo a fine scorte di grano e cereali secondari, mentre le scorte di riso si sono leggermente ridotte».

Secondo l’organizzazione Onu per l’alimentazione, la forte espansione delle scorte mondiali di cereali in questa stagione comporterà un aumento dello “stock-to-use ratio” (il rapporto tra stock finali e utilizzazioni interne) che dovrebbe raggiungere il 23,5%, ben al di sopra del minimo storico del 18,4 %  registrato nel 2007/08.

L’altra faccia della stessa medaglia è rappresentata dalle aree in crisi alimentare. In Africa occidentale, nei paesi del Sahel (Ciad, Mali, Mauritania, Niger e Senegal) colture e pascoli hanno avuto piogge cadute in ritardo e poi cessate anticipatamente. Questa situazione- hanno spiegato dalla Fao- potrebbe portare a una nuova ondata di insicurezza alimentare e malnutrizione nel corso del 2013/14.  Inoltre, contribuisce alla generale insicurezza alimentare della regione il grande spostamento di popolazione del Mali a causa dei disordini civili nel paese.  Nella Repubblica Centrafricana, 1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare d’emergenza a causa dei disordini civili. In Africa meridionale, in diversi paesi, i prezzi dei cereali sono vicini a livelli record, sostenuti da una scarsità dell’offerta nel corso del 2013/14. Il clima arido ha ritardato in alcune zone la semina per il 2014.

Spostandoci in Asia, nelle Filippine, 14 milioni di persone sono state colpite dal tifone Haiyan (la Fao ha lanciato un appello per oltre 30 milioni di dollari per la riabilitazione agricola e il Programma Alimentare Mondiale fornirà assistenza alimentare d’emergenza per 2,5 milioni di persone), in Siria e Yemen, i continui conflitti civili hanno portato a una grave insicurezza alimentare con rispettivamente 6 milioni e 4,5 milioni di persone che necessitano di assistenza alimentare d’emergenza.

Il punto è quindi poter garantire un’equa distribuzione di materie prime alimentari (vedi cereali), considerato che sono molto le aree in sofferenza e dove ci sono situazioni di accesso difficili.


VIA | Greenreport

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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