Multivirus: una riflessione sui tempi che stiamo vivendo

In questi tempi di allarme per il contagio da coronavirus riportiamo una riflessione di Leopoldo Rebellato, coordinatore generale della ONG "Incontro tra i popoli Onlus"

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C’è l’Isisvirus, iniziato con le Torri Gemelle, passato per Charly Ebdo, transitato per varie capitali, aeroporti, metropolitane occidentali. Ora è un po’ fuori moda, o meglio è da tempo che non appare più da noi. Si, vabbé, nel Medio Oriente ci sono i Talebani, e poi c’è la Siria, e El Sahab in Somalia, Eritrea, Etiopia, Kenya, e Boko Haram in Nigeria, Burkina Faso, Niger, Mali, Camerun e Ciad: tanti morti, attentati quotidiani; ma i giornali non ne parlano e quindi non ci riguarda.

C’è il Locustevirus, miliardi di cavallette che tolgono ogni possibile cibo a milioni di persone. C’è stato un flash in qualche telegiornale: “Compromessi i raccolti nei soliti paesi africani”, che vuol dire migliaia di morti invisibili ogni giorno e per mesi e mesi; ma non ci sono i giornalisti per contarli e raccontarli e quindi non ci riguarda.

C’è l’Inquinavirus, che erode e corrode aria, acqua e terra, che cambia il clima, che cresce esponenzialmente (“che vuol dire questa parola?”), che è creato quotidianamente da ciascuno di noi, che è figlio del Profitivirus, dove l’economia, il guadagno immediato, il tuttocomodo e il tuttosubito sono la priorità, che… non possiamo farci nulla e comunque ci pensa già la Greta Tumberg.

C’è l’Odiovirus, figlio dell’Indifferenzavirus, e che si può anche chiamare Populismovirus, che papa Francesco dice essere simile al Nazifascismovirus degli anni ’30 del secolo scorso. Il suo motto è: “L’ebreo va estirpato!” (ora Ebreo è tradotto con Immigrato). “Prima io, la mia tribù, o più elegantemente, la mia etnia, la mia patria, poi… nulla!”.

Ed infine c’è l’ultimo arrivato, il Coronavirus, un’influenza, che, come tutte, decima chi ha la salute già compromessa, mentre l’85 per cento degli infettati sta a letto per qualche giorno e poi torna pimpante come prima, e per gli altri 15% ci vuole un po’ di accompagnamento medico. È un virus ‘star’ con fama mondiale, perché nuovo e quindi senza antidoto specifico.

Non è la peste nera del ‘300 che ha decimato un terzo della popolazione europea, né la peste manzoniana del ‘600 e neppure la febbre spagnola degli anni ’20 del secolo scorso che ha fatto più vittime della prima guerra mondiale o l’asiatica degli anni ’50 sempre del secolo scorso. È sorto in Cina e poteva starci; ma ora è anche in Europa, in Italia, da noi. Ma guarda un po’: ci dicevano che la peste ci sarebbe arrivata da uno sfigato africano in un barcone che attraversa il Mediterraneo; invece c’è arrivata via aerea, magari in prima classe.

Comunque sia, ci riguarda, mi riguarda! “Oddio, ora tocca proprio a me! Devo correre al supermercato a farmi le scorte, in farmacia a comprarmi la mascherina, poi mi barrico in casa e…”.

Leopoldo Rebellato - Incontro tra i popoli onlus

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