Un popolo di ex navigatori e le Autostrade del Mare

Nel 2003 Carlo Azeglio Ciampi, livornese doc e Presidente amato della Repubblica, parlò della necessità di sviluppare le autostrade del mare ed il settore armatoriale ebbe la prima e più forte scossa, scossa che fu completata l’anno successivo dall’iniziativa "DUEL: la sfida tra ippopotamo e rinoceronte" che vide la vittoria dell’ippopotamo.

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Da verde terragnolo aretino presi molto sul serio le parole di Ciampi e mi si aprirono molte finestre. Compresi che, pur abitando nel posto più lontano dal mare d’Italia (Alpi escluse), in meno di 2 ore potevo raggiungere il Tirreno e l’Adriatico e che l’Italia è una lunghissima penisola protesa nel Mediterraneo che deve tutte le sue meravigliose storie, culture, popoli e ricchezze proprio a questo.

Il mare era la strada più veloce per connettersi allora per cui tutte le civiltà si svilupparono lungo le coste e dialogarono o si combatterono innanzi tutto per mare. Lo so dico cose ovvie, ma meno ovvio è pensare che nel  2000 avanti Cristo si arrivava via mare con qualche settimana di anticipo rispetto al viaggio via terra tra Palermo e Pisa, meno ovvio è pensare che nel 2000 dopo Cristo sia ancora più veloce la nave delle fantastiche autostrade.

Il dialogo partì con gli autotrasportatori e questa mia idea la mettemmo al giudizio di tutti gli esperti del settore. I risultati furono inequivocabili, andare per mare con le ruote è più veloce, più sicuro, meno inquinante e meno costoso che andare via terra.

Grande successo mediatico e premi in tutta Europa ed alla fine del 2004 le merci spostate nei porti italiani con tir e semirimorchi (il tir senza la motrice) superarono quelle spostate con i container e da allora non hanno smesso di crescere, ma contando l’anno diciamo che i tir che girano per l’Italia vanno per mare solo per una settimana (meno di 2 milioni) rispetto a quelli che vanno via terra (90%) o via treno (non si riesce a sapere ma pochissimi perché il treno ha molte più rigidità di autostrade e autostrade del mare).

Nel 2004 come si può evincere dalla trasmissione che andò in diretta da Livorno al ritorno dei due camion in Toscana da Palermo (stavolta tutti e due per mare) affermai una cosa che purtroppo si è rivelata tragicamente vera:  le infrastrutture terrestri nate per avere un traffico in numero e pesantezza di mezzi da anni ‘60 ‘70 o ‘80 si troveranno sempre più sotto stress determinando un rapido deterioramento delle stesse.

Da allora sono successe alcune cose, come lo stanziamento dei "mare bonus" per gli autotrasportatori che sceglievano il mare per favorire le rotte meridionali e, infatti, quei due milioni di TIR che oggi prendono il mare lo fanno in direzione delle isole, in particolare saltando la Salerno-Reggio Calabria, sia dal Tirreno che dall’Adriatico, con rotte ormai uscite ampiamente dalla fase di decollo e remunerative anche per gli armatori. Tuttavia il resto dell’Italia resta sostanzialmente del tutto non servito dalle autostrade del mare.

Non pensate male, ma l’unica autostrada bypassata è quella che non si paga, e questo la dice lunga sia sulla convenienza delle rotte del mare (più convenienti di una autostrada senza pedaggio) e sul potere lobbystico delle altre autostrade che riescono miracolosamente a tenersi tutti i clienti in secca a pagare sontuosi pedaggi da tir e auto. 

Le autostrade e le ferrovie Italiane costano mediamente il triplo della media Europea delle infrastrutture, mentre le nuove linee per le autostrade del mare costerebbero un decimo della media europea.

Vediamo se mi spiego: abbiamo oltre 50 porti in condizione di veder attraccare traghetti e navi per far salire e scendere i camion, le auto o i semirimorchi. Questi porti sono costati e costano un occhio della testa e per almeno 45 su 54 sono porti vuoti e scarsamente inutilizzati in banchina e negli spazi giganteschi cementificati a terra. E' come aver fatto le stazioni ferroviarie ed essersi dimenticati di costruire i binari.

Pare impossibile che esista un'infrastruttura senza il cemento per cui la linea a mare non viene iniziata perché non remunerativa, ma se non si inizia mai non si creeranno mai rotte remunerative, escludendo quelle verso le isole che in autostrada ci arrivano ..malino...

Il mare lo stiamo violentando in ogni modo, lo riempiamo di rifiuti e vietiamo ai pescatori di riportare i rifiuti pescati a terra, alimentiamo le navi con un residuo di raffinazione del gasolio che è proibito utilizzare a terra e via discorrendo. Eppure andar per mare garantisce alle merci e ai passeggeri di arrivare prima e con più sicurezza. Il mare non ha bisogno di chiudere ai tir di domenica e festivi. Il mare resta impraticabile con una media di 18 gg all’anno e i traghetti potrebbero incaricarsi di far fare il grosso del viaggio alle merci più pesanti e ingombranti, risparmiando ponti ed infrastrutture pensati per carichi e frequenze anni 70/80.

Come per il trasporto dei pendolari per le ferrovie, oppure per il trasporto pubblico locale, senza un contributo dallo stato e dalle regioni non sarebbe possibile avere il servizio, ecco potremmo ridurre quei costi e investirne una parte infinitesima nella creazione delle rotte per il mare.

Ecco vorremmo che partisse una campagna per dire SI alle autostrade del Mare, riconvertendo progressivamente le navi e i tir a modalità meno inquinanti grazie all’uso del GNL e del BIOGNL, per ridurre la fatica degli autisti, per aumentare la sicurezza di tutti e producendo grandi benefici per l’intero ecosistema. Proseguire a massacrare il bilancio dello stato su infrastrutture tutte terrestri in una penisola con QUASI 8 MILA KM DI COSTA è l’atto più stupido che il paese delle repubbliche marinare potesse fare.

 

Fabio Roggiolani

Link intervento di Jacopo Fo ad Agora-Rai3 "Le autostrade del mare possono ridurre lo smog e lo stress"

Scarica la presentazione di Fabio Roggiolani a Biogas Italy 2019 "Le vie del mare: la soluzione navale per i trasporti"

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