Tensioni sul decreto rinnovabili - Gli incentivi nel resto del mondo

energie rinnovabiliIl Sole 24 Ore, 05/03/2010. Tensioni sul decreto rinnovabili

Un appello, già partito, al presidente della repubblica Giorgio Napolitano perché non firmi il decreto legislativo. Poi, in caso di insuccesso, un ricorso alla corte costituzionale. Intanto una raccomandazione alle regioni perché il decreto "ammazza rinnovabili", così lo chiamano i contestatori, venga impugnato con tutti i mezzi possibili e in tutte le sedi plausibili. E, nel mentre, un ricorso parallelo all'Unione europea.

Si parla di migliaia di persone pronte a finire in cassa integrazione (Valerio Natalizia del Gifi Confindustria Anie, eccede in pessimismo e azzarda 10mila addetti in cassa). Gli imprenditori parlano di nottate passate a rifare i business plan, di progetti congelati a decine, di telefonate algide con cui le banche sospendono i piani di finanziamento.

Più colpiti sembrano i settori dell'energia fotovoltaica e dell'eolico; meno sensibile il settore delle agroenergie; qualche soddisfazione per segmenti come l'edilizia sostenibile; i consumatori industriali di energia attendono che la riduzione degli incentivi alleggerisca le bollette elettriche.

Le principali associazioni degli imprenditori delle energie rinnovabili sono in allarme per i contenuti del decreto di razionalizzazione dei sussidi alle energie verdi appena varato dal governo. E si dicono convinte delle loro buone ragioni. Ci sono forti profili incostituzionali – sostengono – dietro una «mistificazione di un provvedimento che dovrebbe razionalizzare un settore che aveva effettivamente bisogno di qualche intervento», ma che invece «lo uccide con effetto praticamente immediato».

Aper, AssoEnergieFuture, Assosolare, Gifi-Anie. Tutti insieme sul piede di guerra. La violazione costituzionale sarebbe evidente perché, tra l'altro, il governo non avrebbe «in alcun modo recepito la direttiva europea che traccia uno sviluppo e non un ridimensionamento delle rinnovabili». Né si sarebbe tenuto conto dei «pareri espressi dalle commissioni parlamentari» configurando in maniera inequivocabile un eccesso di delega. Ma ci sarebbe una violazione costituzionale addirittura "a monte". Perché, insistono le associazioni, il decreto legislativo «mina la certezza del diritto», quando ridefinisce in forma retroattiva le sovvenzioni già promesse e praticamente assegnate. E poi (altra palese violazione della carta, accusano le associazioni) il testo del provvedimento è stato varato «senza un'intesa con le regioni, che si erano pronunciate su un testo sostanzialmente diverso» afferma Pietro Pacchione, consigliere delegato di Aper.

«La scelta del governo è stata irresponsabile. Non si rende conto – incalza Gianni Chianetta, presidente di Assosolare – delle conseguenze economiche e sociali». Perché il provvedimento ha immediatamente bloccato i cantieri in corso e quelli che stavano per partire. A breve si vedranno i drammatici effetti sull'occupazione e sulle imprese».

Le cifre in gioco? Cassa integrazione in arrivo per «oltre 10mila unità – ripete Valerio Natalizia, presidente di Gifi – direttamente impegnate nel settore». A fronte di un «blocco degli investimenti programmati per i prossimi mesi per oltre 40 miliardi, il blocco immediato di ordini di apparati già in corso per circa 8 miliardi e contratti già stipulati per circa 20 miliardi». Ecco che «tutti gli investitori nazionali e internazionali si sono fermati». Gli istituti finanziari confermano.

Le banche «hanno già fermato i finanziamenti ai progetti fotovoltaici e stanno facendo una forte riflessione» e nei prossimi giorni si riuniranno gli strateghi dell'Abi «per valutare l'impatto del provvedimento», fa sapere Pio Forte, di Unicredit Leasing. Non a caso il ministro Paolo Romani si è impegnato: «Voglio prima incontrare direttamente i principali protagonisti tra banche e imprese interessate al settore» Da Tortona, dove è in corso il congresso sulle agroenergie, gli imprenditori fanno le prime stime sulle conseguenze del decreto: c'è l'incertezza degli investitori ma emerge la tenuta sostanziale del settore dell'energia ricavata da materie prime agricole. «Ritengo corretto porre un freno allo sviluppo un po' drogato del fotovoltaico italiano», commenta il senatore Andrea Fluttero.

Jacopo Giliberto e Federico Rendina

Il Sole 24 Ore, 05/03/2010. Ecco come funzionano gli incentivi alle energie rinnovabili nel resto del mondo

La politiche finalizzate a dare impulso alle fonti rinnovabili in questi anni sono state numerose e, a seconda delle caratteristiche del mercato e di altri fattori, hanno sortito esiti differenti. A poche ore dall'approvazione del decreto legislativo sulle rinnovabili da parte del governo, che recepisce la direttiva Ue 2009/28 sulla promozione dell'energia pulita (la norma comunitaria prevede che entro il 2020 il 20% dell'energia prodotta arrivi da fonti rinnovabili. Per l'Italia il tetto è fissato al 17%), ecco una panoramica sulle forme più diffuse di incentivi che negli ultimi anni sono state adottate in Europa e nel resto mondo.

1) Feed-in tariff. Con questo sistema lo Stato stabilisce per un certo numero di anni per le energie rinnovabili un prezzo fisso di anni superiore a quello di mercato. La maggiorazione vale per i produttori come incentivo a investire nello sviluppo di tecnologie innovative e verdi. "Si tratta del sistema più diffuso in tutta Europa, il quale, per la sua semplicità, ha in genere supportato bene lo sviluppo delle energie pulite", spiega a Sole24Ore.com Carlo Durante, consigliere di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili). La feed-in tariff è adottata, tra gli altri, da Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Repubblica Ceca. Inoltre, questo metodo è stato scelto dagli Stati Uniti e dalla Cina, dove sono state impiegate anche di forme di esenzione fiscale.

"In Spagna, per circa un anno, tra il 2009 e il 2010, l'esecutivo, ritenendo che non fosse chiara l'evoluzione del mercato delle nuove tecnologie, ha sospeso gli incentivi per le rinnovabili. Questo, sebbene ora la feed-in tariff sia stata ripristinata, ha causato uno stop del settore. Tuttavia, alcuni numeri rendono bene l'idea della differenza tra l'Italia e altri paesi europei: oggi in Germania e in Spagna l'eolico ha una capacità installata rispettivamente pari a 27.000 Mw e 17.000 Mw contro i 6.000 Mw dell'Italia". Ancora, il nostro paese sconta ritardi a causa della complessità delle procedure burocratiche: "In Germania per avviare un parco eolico-fotovoltaico servono due anni e sei mesi, mentre da noi ne sono necessari in media cinque o sei".

2) Feed-in premium. Il prezzo dell'energia rinnovabile è composto da due fattori: il valore di mercato dell'energia elettrica, esposto alle oscillazioni della domanda e dell'offerta, e un premio fissato dall'autorità pubblica. Questo schema di incentivi è stato usato in Italia per il fotovoltaico (Conto energia).

3) Quota di mercato (o certificato verde). E' un sistema usato in Gran Bretagna e, per l'eolico, in Italia, Danimarca, Svezia e Polonia. Lo Stato stabilisce che una quota del mercato dell'energia elettrica debba provenire da fonti rinnovabili. "Il prezzo dell'energia rinnovabile viene a essere costituito da due fattori, il valore di mercato e quello dell'incentivo, entrambi volatili. Va da sé che un metodo simile risulti più macchinoso di altri. – precisa Durante – Inoltre, si è creato un eccesso nell'offerta dei certificati verdi, pari a circa il doppio della domanda. Per questa ragione, in base al decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, il Gse (Gestore dei Servizi Energetici) si impegna ad acquistare i certificati verdi in eccedenza a un prezzo più basso, di circa il 22%, rispetto a quello attuale". A partire dal 2014, poi, il nostro paese adotterà il sistema di incentivi feed-in premium anche per quanto riguardo l'eolico.

4) Tender (o asta). Qui, in sostanza, individuata un'area idonea a produrre energia attraverso le rinnovabili (eolico, fotovoltaico, biomasse...), l'azienda in grado di presentare l'offerta migliore si accorda con il governo o con un ente pubblico sul prezzo per realizzare l'impianto. "In Brasile, Portogallo, Gran Bretagna e Marocco sono state definite fruttuosamente intese di questo genere".

5) Altri incentivi possono essere le esenzioni fiscali e la priorità di dispacciamento. Quest'ultimo sistema prevede che le rinnovabili siano messe sul mercato prima delle altre fonti energetiche, eliminando il rischio che restino quote invendute. "Purtroppo, la rete elettrica italiana è inadeguata a garantire la priorità di dispacciamento delle energie pulite, a causa di un'eccessiva frammentazione degli impianti delle rinnovabili", conclude Durante.

Luca Vaglio

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