Solare, Berlusconi non cede

manifestazione roma La Repubblica, 10/03/11 - Solare, Berlusconi non cede

Nessuna marcia indietro, ma l'impegno a fare presto riducendo al minimo le incertezze. Risponde così Silvio Berlusconi alla imponente manifestazione che ha concluso oggi al teatro Quirino di Roma una settimana di mobilitazione delle associazioni di categoria e delle organizzazioni ambientaliste contro il decreto approvato giovedì scorso da Palazzo Chigi.

"Gli incentivi alle energie rinnovabili devono adeguarsi all'andamento degli altri paesi europei- ha affermato il premier - Il 'boom' del settore fotovoltaico determina sulle bollette dei cittadini un aggravio che era necessario calmierare". "Chi lavora in questo settore", ha aggiunto il presidente del Consiglio, non deve "nutrire timori ingiustificati" perché "entro poche settimane il governo stabilirà il nuovo quadro di incentivi che consentirà alle aziende del settore la programmazione di investimenti per un mercato maturo di lungo periodo in vista degli obbiettivi europei per il 2020".

Parole che difficilmente saranno sufficienti a placare la disperazione, la rabbia e la delusione delle oltre duemila persone che di prima mattina hanno preso d'assalto lo storico teatro del centro storico della capitale. Un appuntamento che ha dato un volto, una voce e un corpo a una campagna virtuale senza precedenti convogliata dalle pagine web di Sosrinnovabili 1. Una campagna mirata a costringere il governo a rivedere il decreto che ad appena sei mesi dal

suo varo ha cancellato la riforma degli incentivi per il fotovoltaico valida sino al 2013 e ha tagliato retroattivamente quelli per l'eolico.

Al sito negli ultimi giorni sono arrivate ben 45 mila email. Paolo Della Negra della Solar Omega è lapidario: "Domani si chiude". Francesco Della Torre, della Cea Automazione, entra più nel dettaglio: "Se non viene dichiarato un incentivo certo non è possibile lavorare. Cosa diciamo ai clienti? Che non sappiamo quanto sarà l'incentivo? Chi inizierà una pratica senza sapere a cosa va incontro? E nel frattempo noi cosa facciamo fare agli operai?". Raffaele Frulio se la prende con l'opposizione: "Dov'è? Perché non coglie quest'occasione per fare il suo mestiere? Forse 120.000 famiglie non valgono molto?". Lorenzo Serafin recrimina: "Ho sempre votato Berlusca, ora mi si ritorce contro".

Stati d'animo raccontati questa mattina in prima persona da una lunga serie di interventi di piccoli industriali, giovani imprenditori e semplici operai o installatori di pannelli solari chiamati a raccolta da Aper, Enav, Gifi, Assosolare, Assoenergie Future e Ises. Uno spaccato esemplare della mitica "Italia che lavora", di un nuovo ceto produttivo creato quasi dal nulla dalle politiche a sostegno delle rinnovabili. Un settore che oggi, stando a diverse stime, dà occupazione a circa 150 mila persone ("è come chiudere di botto la Fiat", ricorda il verde Angelo Bonelli) e offre un posto di lavoro ogni nuovi tre che vengono creati nel Paese. Un "popolo" pragmatico poco disponibile ad ascoltare i politici, compresi quelli venuti al Quirino per dare la loro solidarietà come Pierluigi Bersani. "E' una vicenda drammatica - ha sottolineato il segretario del Pd - capisco l'esasperazione di aziende e lavoratori che si vedono improvvisamente messi davanti al vuoto". Il fatto è, ha aggiunto, che "abbiamo un governo che parla sempre di mercato ma che non sa come funziona, togliendo ogni certezza, ogni prospettiva stabile, a settori che stanno investendo, che hanno rapporti con banche, società di leasing".

La manifestazione di Roma non è stata però solo un lungo sfogo collettivo. Le associazioni di categoria hanno presentato infatti una loro proposta di revisione del decreto Romani articolata per principi generali. I tre punti essenziali sono "certezza e velocità dei processi di autorizzazione"; un quadro normativo che ragioni sul lungo termine, immaginando uno scenario da qui al 2020 in grado di migliorare la competitivtà del settore, azzerando infine gli incentivi; lo stimolo allo "sviluppo di un'industria nazionale tramite apposite misure di supporto".

Ora si tratta di vedere se si riuscirà ad aprire qualche crepa nell'apparente fermezza del governo. Il Pd, attraverso il capogruppo a Montecitorio Dario Franceschini, ha chiesto al presidente della Camera Gianfranco Fini di modificare il calendario dei lavori dell'Aula, mettendo ai voti già la prossima settimana "una nostra mozione che impegna il governo a cambiare il decreto legislativo sulle energie rinnovabili". A farsi sentire sono state oggi anche la Conferenza delle Regioni e l'Associazioni nazionale dei comuni, chiedendo entrambe di essere consultate quanto prima per partecipare alla redifinizione degli incentivi.

Valerio Gualerzi

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