Referendum sul nucleare: perchè "SI'"

nucleareAncora non è stata definitivamente fissata la data del referendum sul nucleare, se accorpato al election day delle amministrative di maggio, oppure, come lascia intendere il Ministro Maroni, rimandato a giugno. A ciascuno le proprie valutazioni in merito, anche se non si tratta di dettagli di poco conto. I riferimenti precisi sul referendum sono disponibili in calce a questa nota.

Nel frattempo, il Governo esce con un Decreto Legislativo, approvato il 3 marzo 2011 a firma del Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, e firmato dal Presidente della Repubblica, nonostante evidenti vizi di incostituzionalità, il 7 marzo, che di fatto azzera ex lege, per mezzo dell’abrogazione del Terzo Conto Energia (D.M. 6 agosto 2010), attivo appena dal 1 gennaio 2011, il comparto italiano del fotovoltaico – e non si tratta di una teoria o di un teorema ma del conteggio dei finanziamenti bancari e di altra origine bloccati entro 48 ore dall’approvazione del decreto, intorno a 4 miliardi di euro, e altri 40 miliardi in bilico – e introduce misure retroattive punitive nei confronti dell’eolico.

Per il solo settore fotovoltaico l’introduzione del decreto significa la perdita immediata di almeno cinquantamila posti di lavoro e, in assenza di misure volte almeno ad attenuarne gli effetti, almeno altri duecentomila occupati dell’indotto rischiano il posto.

Riferimenti precisi al decreto legislativo sono disponibili in calce alla presente nota; ai medesimi riferimenti possono trovarsi anche tutte le ragioni per cui le associazioni di categoria del settore, le associazioni ambientaliste, alcune forze politiche e una inaspettata massa di persone hanno preso velocemente coscienza della centralità della questione e stanno portando avanti una intensa battaglia finalizzata al ritiro del provvedimento o almeno alla attenuazione degli effetti del medesimo, in particolare rispetto alle misure retroattive e nocive alle iniziative autorizzate e in corso.

Il Ministro Romani, e il Presidente del Consiglio Berlusconi, hanno parlato di peso eccessivo sulla bolletta elettrica dei cittadini: ebbene, se entro il 30 giugno 2011 entrassero in esercizio tutti gli impianti previsti, per un totale di circa 7.000 MWp (www.gse.it), incentivati ai sensi del Secondo (e assai più generoso) Conto Energia, il peso in bolletta non supererebbe i 3 miliardi di Euro all’anno, una somma finalmente dell’ordine di quella percepita dalle c.d. “fonti assimilate” (soprattutto scarti di raffineria cioè bitume, rifiuti non biodegradabili, così come alcune produzioni a gas naturale) ogni anno per quasi venti anni, nonostante le innumerevoli procedure di infrazione europee e il blocco delle nuove convenzioni finalmente introdotte con le Leggi Finanziarie 2007 e 2008. Le argomentazioni governative, quindi, non reggono.

Un riferimento fondamentale recente sullo “scandalo CIP6”, così come anche sulla convenienza del nucleare civile, è l’intervento di Leonardo Libero: www.aspoitalia.it/blog/nte/2010/12/19/conviene-il-nucleare/

Da questo punto in poi, iniziano le mie considerazioni specifiche, sulle quali occorre premettere che sono state scritte abbastanza di getto e, pure nello sforzo di documentarle più esaustivamente possibile, qualche numero potrebbe essere anche facilmente contestato. Nella sostanza, però, non ho dubbi che possano rendere l’idea.

Molto probabilmente, il formidabile attacco alle fonti rinnovabili e in particolare al fotovoltaico da parte governativa e, concedendomi un po’ di dietrologia, da parte di alcuni settori industriali legati alla nuova avventura nucleare italiana, muove piuttosto dall’evidenza della concorrenza sul piano energetico ed economico che la “nuova” fonte fotovoltaica, oltre ogni più ottimistica previsione, oggettivamente rappresenta rispetto alla fonte nucleare.

Quanta potenza fotovoltaica sarebbe necessaria a erogare tanta energia quanto il nuovo nucleare italiano? Assumendo la realizzazione di quattro centrali nucleari da 1.600 MW ciascuna, per una potenza complessiva di 6.400 MW, in esercizio a pieno regime per 7.000 ore/anno, l’energia che queste produrrebbero (ovviamente, come minimo, dopo il 2020) sarebbe dell’ordine di 44 TWh, cioè 44 miliardi di kWh: un numero abbastanza impressionante, prossimo al 15% del fabbisogno elettrico nazionale corrente.

Assumendo di incentivare maggiormente le installazioni fotovoltaiche più produttive (per es. a inseguimento solare), dividiamo il numero di cui sopra per 1.500 ore/anno, ottenendo la potenza fotovoltaica richiesta: quasi Trentamila MWp, assai inferiore comunque all’obiettivo tedesco di 52.000 MWp al 2020!

Assumendo ora, per semplicità, che, di questi trentamila MWp, ventimila siano incentivati a una tariffa media di 200 Euro/MWh (cioè 20 centesimi di Euro per kWh, stimati probabilmente per eccesso e ottenuti considerando la progressività nel tempo delle installazioni fino al 2020 e la simultanea diminuzione delle incentivazioni, a sua volta assicurata dalla straordinaria diminuzione del costo delle installazioni), si otterrebbe un “peso” i bolletta pari a: 20.000*1.500*200 Euro/anno = 6 miliardi di Euro all’anno. Tutto qui? Si, tutto qui!!! In tutto, meno di 10 miliardi di euro all’anno, cioè circa 150 Euro per ciascun cittadino italiano.

Attualizzando a oggi, considerando che le incentivazioni al fotovoltaico si applicano ai primi 20 anni di esercizio di ciascuna installazione, si ottiene non più di 60 miliardi di Euro.

E il nucleare quanto costerebbe?

Assunto che nessun privato investirebbe senza sovvenzioni pubbliche e/o garanzie assicurative pubbliche, inoltre che Enel, unico player italiano del nucleare, gode della golden share pubblica (Ministero dell’Economia), è legittimo ascrivere al bilancio pubblico e/o alle bollette dei cittadini, il costo della “rinascita nucleare” italiana.

Ebbene, tutte le esperienze recenti, a partire dal nucleare finlandese di Olkiluoto, indicano un costo di realizzazione non inferiore a cinque milioni di Euro a MW, cioè circa 5 * 6.400 = 32 miliardi di Euro, senza considerare i costi di dismissione rimandati alle generazioni future, che sostanzialmente e forse per difetto raddoppiano i costi. Per semplicità, assumiamo di “attualizzare” a oggi un costo pari a 50 miliardi di Euro (numeri e considerazioni basate anche sull’ottimo lavoro di Domenico Coiante e Claudio della Volpe: www.aspoitalia.it/archivio-articoli/294-nucleare-epr-in-crisi).

Il nucleare italiano quindi costerebbe ai cittadini e allo Stato, approssimativamente, quanto il fotovoltaico, a parità di energia erogata, e questo senza considerare alcune altre evidenze importanti, due sole delle quali brevemente menzionate di seguito (sorvolerò sulle scorie per carità di patria):

  • in fase di esercizio le installazioni nucleari avrebbero bisogno del materiali fissile, la cui capacità di estrazione come minerale è da anni ormai insufficiente (www.energywatchgroup.org/fileadmin/global/pdf/EWG_Report_Uranium_3-12-2006ms.pdf) e il cui approvvigionamento ai reattori esistenti è assicurata dalle scorte nazionali e dal programma di smantellamento e riconversione “civile” delle testate nucleari (www.usec.com/megatonstomegawatts.htm);
  • come purtroppo ha dimostrato il recentissimo evento sismico in Giappone e il conseguente incidente alla centrale nucleare di Fukushima, non è pensabile di avere popolazione entro un raggio di almeno venti km da un reattore a causa dell’immediata contaminazione anche con incidenti di rango 4 (su 7), cioè in un cerchio di superficie oltre 1.200 km quadrati che, moltiplicato per quattro centrali, significa delocalizzare la popolazione residente (e ovviamente abbandonare coltivazioni e tutto il resto) in un’area complessiva dell’ordine di 5.000 chilometri quadrati, ossia cinquecentomila ettari! Ebbene, in questi cinquecentomila ettari potrebbero stare ben duecentoventimila MW di fotovoltaico, cioè oltre sette volte di più di quanto servirebbe per erogare la stessa energia del nucleare! Alla faccia del consumo di territorio!!! E alla faccia dei costi: anche assumendo che le centrali nucleari fossero localizzate in aree a bassa densità di popolazione, diciamo mediamente 50 abitanti per km quadrato, si tratterebbe di duecentocinquantamila persone, cioè circa settantamila famiglie, o ancora circa 70.000 abitazioni da ricomprare per un costo non inferiore a ulteriori dieci miliardi di euro. Questo a fronte di nessuna delocalizzazione necessaria per le installazioni fotovoltaiche, a meno che qualcuno non sia così esteta da non sopportare qualche pannello a qualche centinaia di metri da casa (schermato dalle necessarie opere di mitigazione paesaggistica).

A questo punto si sentono già li strali, in principio nemmeno sbagliati, degli esperti: l’energia fotovoltaica è intermittente, non programmabile, non disponibile di notte, imprevedibile.

Prima di tutto, l’energia fotovoltaica non è affatto “imprevedibile”: accoppiando meteorologia ad alta risoluzione e monitoraggio degli impianti, è già dimostrata (e in parte il GSE lo sta già facendo) la possibilità di prevedere con l’orizzonte delle 12-36 ore l’immissione in rete di energia fotovoltaica, su base oraria, con l’errore massimo del 5% in almeno l’80% dei casi.

In secondo luogo, se dovessimo attendere di avere a disposizione la rete attiva (Smart Grid – per es. www.smartgrids.eu), e i veicoli elettrici in numero adeguato, evoluzioni per altro già in corso, prima di installare impianti fotovoltaici, sarebbe troppo tardi (un po’ come attendere che si ammalino abbastanza persone prima di somministrare i vaccini…).

Al contrario, come la stessa straordinaria evoluzione del fotovoltaico ha dimostrato, prima occorre creare il bisogno – in questo caso una espansione della potenza fotovoltaica distribuita tale da rappresentare una sfida per le capacità della rete – poi (o meglio, in corso d’opera) si creeranno automaticamente i meccanismi sia tecnologici (già oggi sostanzialmente disponibili), sia normativi (ristrutturazione delle reti, incentivazione dei veicoli elettrici e della loro funzione anche di scambio attivo con la rete) tali da assicurare la piena integrazione delle immissioni fotovoltaiche, fermi restando i “carichi di base” assicurati dall’idroelettrico, dalle residue centrali termoelettriche, dalle biomasse e dal geotermico, oltre ovviamente all’eolico la cui immissione in rete è altrettanto se non più prevedibile rispetto al fotovoltaico.

Francesco Meneguzzo – ASPO Italia e Coordinamento SOS Rinnovabili

Nota: Le considerazioni espresse nel presente articolo costituiscono esclusivamente il punto di vista dell’autore e non implicano automaticamente la condivisione da parte di alcuno degli enti e delle associazioni di riferimento.

Riferimenti:

Referendum nucleare:

Decreto Legislativo 3 marzo 2011:

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