Andrea Battiata - L'Orto Bioattivo e il contadino urbano

Andrea Battiata, agronomo di fama internazionale e grande amico di Ecquologia ed Ecofuturo Festival, ha trovato il modo per realizzare un’agricoltura biologica senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo. Da anni ha iniziato una ricerca serrata ed una sperimentazione meticolosa con il coinvolgimento di diverse università – quella di Firenze su tutte – che lo sta portando da qualche anno a disseminare in tutta Italia i suoi "Orti Bioattivi", destando l’interesse di tutta la comunità scientifica per i suoi principi di agroecologia. Per Battiata, in pratica, è possibile invertire la rotta per un’agricoltura biologica realmente senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo, rame compreso, e per il pianeta, senza spese folli e diffondendo cultura, perché può essere applicata sia su larga scala, convertendo l’agricoltura tradizionale, sia nell’orto, che si può fare nel terrazzo di casa nostra in una grande città o che può essere anche di 10mila metri quadrati o più.

 

Nella foto l'orto bioattivo sulla collina di Bellosguardo a Firenze

Riportiamo dal suo sito web Orto Bioattivo un articolo che ci introduce ai principi fondamentali dell'agricoltura organico-rigenerativa

1. La diversificazione colturale (ruolo degli avvicendamenti/rotazioni colturali)

Allungare e diversificare gli avvicendamenti/rotazioni colturali, ampliando il numero delle specie coltivate e delle famiglie botaniche cui appartengono ed evitando il frequente ripetersi delle stesse colture sui terreni, ha molteplici obiettivi:

a) coprire il terreno e proteggerlo dagli agenti climatici in maniera continua e più efficace possibile;

b) mantenere e migliorare la struttura del suolo attraverso l’azione degli apparati radicali delle piante;

c) stimolare l’attività biologica nel terreno, eliminando periodi di interruzione colturale;

d) limitare i rischi ambientali dovuti alla lisciviazione dei nitrati, all’erosione e al ruscellamento superficiale, alla perdita di biodiversità.

La diversificazione colturale permette, già da sola, di conservare ed arricchire la fertilità del suolo, di assicurare e talora anche migliorare le rese produttive e di iniziare a ridurre l’impiego di fitofarmaci e favorire l’utilizzo di principi attivi maggiormente ecocompatibili.

2. La riduzione delle lavorazioni

Ridurre progressivamente le lavorazioni fino ad arrivare alla “non lavorazione” del suolo protegge l’habitat e l’attività biologica degli organismi che vivono nel terreno. La regola principale da rispettare è quella di ridurre il disturbo del suolo e di non invertire mai gli strati. La diminuzione dell’intensità e della profondità delle lavorazioni, associata ad un minor numero di passaggi e transiti sui terreni, permette di aumentare la fertilità del suolo. L’attività biologica non perturbata e, in particolare, l’attività dei lombrichi prende man mano il posto degli interventi meccanici, completando l’azione di riorganizzazione e strutturazione del suolo fatta dalle radici.

La riduzione delle lavorazioni diminuisce le operazioni meccaniche e le macchine agricole necessarie, la potenza di trazione, i consumi di carburante e le ore di lavoro. Consente inoltre di conservare meglio la sostanza organica del suolo grazie alla diminuzione dell’ossigenazione provocata dalle arature profonde e dall’affinamento eccessivo e ripetuto dei letti di semina. Protetto dalle colture della rotazione e non perturbato dalle lavorazioni, il suolo, normalmente, sviluppa la sua naturale capacità di infiltrazione e filtrazione dell’acqua. Di conseguenza si riduce la lisciviazione degli elementi minerali, diminuisce il ruscellamento, aumenta l’acqua trattenuta nel suolo, si abbassa la sensibilità all’erosione e all’innesco di fenomeni franosi nelle aree collinari.

3. La copertura del suolo (ruolo dei residui colturali e delle cover crop)

Per la sua capacità di trattenere acqua, migliorare la struttura e fissare gli elementi nutritivi, la sostanza organica è il pilastro della fertilità dei suoli.

In Agricoltura Organica-Rigenerativa tutto è messo in opera per preservare e aumentare lo “stock” di carbonio organico presente nel terreno. Lasciare o restituire i residui colturali sulla superficie del suolo ha prima di tutto questa finalità. I miglioramenti cominciano a manifestarsi quando almeno il 30% della superficie del suolo è coperta, ma quanto maggiori sono i residui tanto più rapidi e significativi sono gli effetti. I residui colturali, insieme alle “cover crop”, assicurano la copertura permanente del suolo, permettono l’alimentazione in continuo dell’attività biologica e hanno un positivo effetto di controllo sulle infestanti.

L’applicazione contemporanea e continuativa dei tre principi su cui si basa l’Agricoltura Organica-Rigenerativa (diversificazione colturale, riduzione delle lavorazioni, copertura del suolo) ricrea gli equilibri biologici necessari per lo sviluppo di ecosistemi agricoli vitali, fertili e capaci di generare benefici ambientali.

Nella foto l'orto bioattivo presso il Fenice Green Park di Padova

Dopo l’abbandono delle lavorazioni un suolo condotto in Agricoltura Organica-Rigenerativa torna in genere a rendimenti comparabili dopo 3-5 anni di transizione nella maggior parte delle condizioni pedoclimatiche e per la maggior parte delle colture e delle tecniche adottate. Tuttavia, l’adattamento alle condizioni locali e alle caratteristiche delle singole aziende è indispensabile.

Passare all’Agricoltura Organica-Rigenerativa permette di realizzare economie e di preservare l’ambiente, ma è innanzi tutto una “scelta strategica”, che richiede un “approccio di sistema” e uno sguardo proiettato nel tempo.

Non si tratta affatto di una visione ristretta o riduttiva dell’agricoltura, come fosse un ritorno all’agricoltura del passato. L’Agricoltura Organica-Rigenerativa ha anzi bisogno di più agronomia, più riflessione, più competenza tecnica e più osservazione di quella convenzionale ed esprime un orientamento verso nuovi modi di produrre che sono in continuo divenire e che, integrandosi con l’uso dell’acqua, la gestione degli allevamenti e la difesa fitosanitaria, possono portare a sistemi agricoli ancora più performanti e più sostenibili.

Redazione Ecquologia

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Andrea Battiata - L'Orto Bioattivo e il contadino urbano

Andrea Battiata, agronomo di fama internazionale e grande amico di Ecquologia ed Ecofuturo Festival, ha trovato il modo per realizzare un’agricoltura biologica senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo. Da anni ha iniziato una ricerca serrata ed una sperimentazione meticolosa con il coinvolgimento di diverse università – quella di Firenze su tutte – che lo sta portando da qualche anno a disseminare in tutta Italia i suoi "Orti Bioattivi", destando l’interesse di tutta la comunità scientifica per i suoi principi di agroecologia. Per Battiata, in pratica, è possibile invertire la rotta per un’agricoltura biologica realmente senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo, rame compreso, e per il pianeta, senza spese folli e diffondendo cultura, perché può essere applicata sia su larga scala, convertendo l’agricoltura tradizionale, sia nell’orto, che si può fare nel terrazzo di casa nostra in una grande città o che può essere anche di 10mila metri quadrati o più.

 

Nella foto l'orto bioattivo sulla collina di Bellosguardo a Firenze

Riportiamo dal suo sito web Orto Bioattivo un articolo che ci introduce ai principi fondamentali dell'agricoltura organico-rigenerativa

1. La diversificazione colturale (ruolo degli avvicendamenti/rotazioni colturali)

Allungare e diversificare gli avvicendamenti/rotazioni colturali, ampliando il numero delle specie coltivate e delle famiglie botaniche cui appartengono ed evitando il frequente ripetersi delle stesse colture sui terreni, ha molteplici obiettivi:

a) coprire il terreno e proteggerlo dagli agenti climatici in maniera continua e più efficace possibile;

b) mantenere e migliorare la struttura del suolo attraverso l’azione degli apparati radicali delle piante;

c) stimolare l’attività biologica nel terreno, eliminando periodi di interruzione colturale;

d) limitare i rischi ambientali dovuti alla lisciviazione dei nitrati, all’erosione e al ruscellamento superficiale, alla perdita di biodiversità.

La diversificazione colturale permette, già da sola, di conservare ed arricchire la fertilità del suolo, di assicurare e talora anche migliorare le rese produttive e di iniziare a ridurre l’impiego di fitofarmaci e favorire l’utilizzo di principi attivi maggiormente ecocompatibili.

2. La riduzione delle lavorazioni

Ridurre progressivamente le lavorazioni fino ad arrivare alla “non lavorazione” del suolo protegge l’habitat e l’attività biologica degli organismi che vivono nel terreno. La regola principale da rispettare è quella di ridurre il disturbo del suolo e di non invertire mai gli strati. La diminuzione dell’intensità e della profondità delle lavorazioni, associata ad un minor numero di passaggi e transiti sui terreni, permette di aumentare la fertilità del suolo. L’attività biologica non perturbata e, in particolare, l’attività dei lombrichi prende man mano il posto degli interventi meccanici, completando l’azione di riorganizzazione e strutturazione del suolo fatta dalle radici.

La riduzione delle lavorazioni diminuisce le operazioni meccaniche e le macchine agricole necessarie, la potenza di trazione, i consumi di carburante e le ore di lavoro. Consente inoltre di conservare meglio la sostanza organica del suolo grazie alla diminuzione dell’ossigenazione provocata dalle arature profonde e dall’affinamento eccessivo e ripetuto dei letti di semina. Protetto dalle colture della rotazione e non perturbato dalle lavorazioni, il suolo, normalmente, sviluppa la sua naturale capacità di infiltrazione e filtrazione dell’acqua. Di conseguenza si riduce la lisciviazione degli elementi minerali, diminuisce il ruscellamento, aumenta l’acqua trattenuta nel suolo, si abbassa la sensibilità all’erosione e all’innesco di fenomeni franosi nelle aree collinari.

3. La copertura del suolo (ruolo dei residui colturali e delle cover crop)

Per la sua capacità di trattenere acqua, migliorare la struttura e fissare gli elementi nutritivi, la sostanza organica è il pilastro della fertilità dei suoli.

In Agricoltura Organica-Rigenerativa tutto è messo in opera per preservare e aumentare lo “stock” di carbonio organico presente nel terreno. Lasciare o restituire i residui colturali sulla superficie del suolo ha prima di tutto questa finalità. I miglioramenti cominciano a manifestarsi quando almeno il 30% della superficie del suolo è coperta, ma quanto maggiori sono i residui tanto più rapidi e significativi sono gli effetti. I residui colturali, insieme alle “cover crop”, assicurano la copertura permanente del suolo, permettono l’alimentazione in continuo dell’attività biologica e hanno un positivo effetto di controllo sulle infestanti.

L’applicazione contemporanea e continuativa dei tre principi su cui si basa l’Agricoltura Organica-Rigenerativa (diversificazione colturale, riduzione delle lavorazioni, copertura del suolo) ricrea gli equilibri biologici necessari per lo sviluppo di ecosistemi agricoli vitali, fertili e capaci di generare benefici ambientali.

Nella foto l'orto bioattivo presso il Fenice Green Park di Padova

Dopo l’abbandono delle lavorazioni un suolo condotto in Agricoltura Organica-Rigenerativa torna in genere a rendimenti comparabili dopo 3-5 anni di transizione nella maggior parte delle condizioni pedoclimatiche e per la maggior parte delle colture e delle tecniche adottate. Tuttavia, l’adattamento alle condizioni locali e alle caratteristiche delle singole aziende è indispensabile.

Passare all’Agricoltura Organica-Rigenerativa permette di realizzare economie e di preservare l’ambiente, ma è innanzi tutto una “scelta strategica”, che richiede un “approccio di sistema” e uno sguardo proiettato nel tempo.

Non si tratta affatto di una visione ristretta o riduttiva dell’agricoltura, come fosse un ritorno all’agricoltura del passato. L’Agricoltura Organica-Rigenerativa ha anzi bisogno di più agronomia, più riflessione, più competenza tecnica e più osservazione di quella convenzionale ed esprime un orientamento verso nuovi modi di produrre che sono in continuo divenire e che, integrandosi con l’uso dell’acqua, la gestione degli allevamenti e la difesa fitosanitaria, possono portare a sistemi agricoli ancora più performanti e più sostenibili.

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