Con gli slogan non si decarbonizzano i trasporti

E’ uscito nei giorni scorsi un documento a firma delle maggiori associazioni ambientaliste (con qualche aggiunto), scaricabile in calce all'articolo, che fa alcune proposte per la decarbonizzazione dei trasporti, di cui alcune di puro buon senso e condivisibili mentre altre fatte solo per inseguire la lotta estrema contro il gas naturale di Transport & Environment (associazione tedesca che in Italia ha socio l’ISSI di Edo Ronchi) e  che rischia di giovare solo al perpetuarsi del  consumo di benzine e gasolio.

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Si chiede nel documento, al punto 1, la fine della vendita dei veicoli endotermici al 2030, nell’icona compare un’auto ma la definizione è veicoli, non spiegando se dobbiamo interrompere anche la vendita dei veicoli pesanti, di quelli navali, dei furgoni e dei camion e via discorrendo. Si tratta chiaramente di approccio ideologico senza logica che dice veicoli per far intendere auto dimenticandosi di dire che l’elettrico è maturo solo fino alle auto e maturo davvero sulle brevi percorrenze. La questione è più grande dato che si propone la condivisibile cifra di 6 milioni di auto elettriche al 2030 e non si propone NULLA sulle altre decine di milioni che resteranno in circolazione, ovviamente se saranno tolte le riduzioni di accise al metano questi veicoli si sposteranno su gasolio e benzina inquinando sempre di più, ma sulle strade extra urbane, dato che dentro i centri urbani i possessori di auto elettriche (costose e incentivate per ora anche se se ne prevede il rapido calo di prezzo nei prossimi anni ) formeranno la nuova casta padrona delle strade.

E’ la stessa dinamica di chi lotta contro le energie rinnovabili (anche se le associazioni firmatarie mai hanno fatto parte di questa logica) in nome della purezza paesaggistica favorendo le sette sorelle petrolifere e le grandi centrali elettriche a carbone. Sì a carbone, dato che le stesse associazioni che attaccano il gas naturale per autotrazione, hanno intrapreso una giusta lotta al bilanciamento delle rinnovabili con le fonti fossili (senza però proposte alternative!) e tale lotta, visto che tutte le proposte in campo portano ad un aumento esponenziale del consumo di energia elettrica (anche per la mobilità), e considerando che non vogliono sostenere le nuove centrali turbogas, ci porterà a sopportare Brindisi e gli altri impianti a carbone ben oltre il 2025.

Il Cesi ha stimato che 6 milioni di veicoli potrebbero portare a circa 18-24 TWh di domanda elettrica aggiuntiva (pari a circa il 7% della domanda complessiva in Italia) e a picchi di assorbimento di 4 GW (circa la potenza equivalente a 10 centrali a ciclo combinato!); e si tratta di una domanda di elettricità che si attiverà in modo repentino nelle ore serali…

Noi di Ecofuturo e di Giga abbiamo avanzato nuove proposte tecnologiche per evitare gli eccessi di utilizzo di fonti fossili per bilanciare le rinnovabili e lo sviluppo  della generazione elettrica esclusivamente con fotovoltaico ed eolico di larga scala.

Si tratta di una proposta fatta di una combinazione di piccoli e medi generatori di energie rinnovabili continue (o che possono essere rese continue) come biometano, accumuli a idrogeno, geotermia, biomasse, mini idroelettrico, utilizzo ottimizzato di batterie per eolico/fotovoltaico e generazione “SOFC” a gas naturale.

Una soluzione che funzionerebbe e che farebbe guadagnare, rispondendo alle esigenze di stabilità della rete, non solo i soliti monopolisti elettrici (…) ma un mondo diffuso di piccoli e medi produttori.

Bisogna usare la rete del metano e le centrali a biogas che hanno finito gli incentivi che, oltre a trasformarsi in centrali di produzione di biometano per autotrasporto, possono mettersi in moto quando chiamate in produzione per rispondere alle esigenze della rete elettrica.

La cogenerazione diffusa da metano di rete oggi si può avvalere di una nuova ecotecnologia, la “SOFC”  (solid oxide fuel cell), che permette la produzione diretta di energia elettrica e calore dal metano di rete senza passare dalla combustione e con una efficienza nettamente superiore alle centrali a turbogas.

 In Italia ci sono DUE RETI  energetiche e ci sono costate UNA CIFRA ENORME e  ora non dobbiamo più spenderci sopra ma utilizzarle bene entrambe altrimenti contribuiremo al disastro climatico e finanziario del nostro paese.

Tutti gli estremismi parolai anti metano, non solo è tempo che vengano misurati da organismi indipendenti, ma che la si smetta di scrivere gas naturale senza considerare che si tratta di un precursore del biometano, uno dei pilastri del nuovo sistema energetico.

Il biogas e il biometano “fatti bene” ovvero con le doppie colture di precisione che non usano l’aratro rappresentano una delle più promettenti risposte ai cambiamenti climatici e alla riconversione bio dell’agricoltura anche delle grandi pianure e non ci possono più essere furbizie di parte che, con l’attacco al mercato del gas naturale, portino ad un rallentamento dello sviluppo di questa industria.

Peraltro il gas naturale fossile necessario a gestire la transizione dovrà essere certificato come proveniente da operations ad emissioni di metano “ultra low” ed i nostri operatori nazionali dovranno impegnarsi a garantire tale provenienza. Ovviamente “ultra low” innanzi tutto deve garantire che non sia di provenienza dal frackinng e tecnologie simili oltre che da reti di cui si conoscono le performances di perdite ormai vicine allo zero.

Il gas e sempre di più il biogas anzi, il “biometano fatto bene”, dovranno essere difesi e sostenuti anche perché siamo tra i leaders mondiali nella produzione di questi impianti e queste tecnologie.

Sappiamo inoltre recuperare e riutilizzare tutta la CO2, siamo capaci di trasformare il biometano gassoso in biometano liquido per riconvertire i trasporti pesanti ed il trasporto navale che per ora (e fino alla messa a disposizione di idrogeno da eccessi produttivi di rinnovabili) non hanno alternative credibili elettriche.

Dato che ormai le emissioni di polveri sottili in ambito cittadino dipendono primariamente dal rotolamento dei pneumatici e dall’abrasione dell’asfalto (gli scarichi dei veicoli a metano azzerano o quasi le polveri), le proposte fatte nel documento potevano parlare di asfalti innovativi fatti di solo cemento che intrappolano le polveri fini per impedire che divengano sottili ed ultrasottili… In questo caso anche  l’auto elettrica aiuta perché sul piano puntuale è ad emissioni zero, ma non può essere risolutiva senza che si cambi il tipo di asfalto. Inoltre questi asfalti rendono le strade permeabili per ridurre l’impatto delle bombe d’acqua!

Ovviamente il documento dice molte altre cose condivisibili su trasporti pubblici, cars sharing solo elettrico ecc e che ci uniscono, ma su queste questioni è tempo di fare una discussione franca onde evitare gli incrementi di costi sulle spalle dei cittadini, le perdite di posti di lavoro ed i disagi sociali che potrebbero risultare da un’applicazione troppo  ideologica di una strategia “solo elettrica”.

Serve quindi una proposta chiara su cui costruire un’ alleanza per un cambiamento ecologico passo a passo e che non lasci indietro nessuno per reddito.

Spero di non aver offeso nessuno e che si possa trovare presto una sintesi comune ma le questioni in campo sono troppo importanti perché si facciano troppe moine diplomatiche tra chi lotta come queste associazioni (tutte) fanno sinceramente e disinteressatamente per la salvaguardia del futuro.

 

Scarica il documento delle principali associazioni ambientaliste "10 RACCOMANDAZIONI MINIME PRIORITARIE (E NON ESAUSTIVE) PER IL SETTORE TRASPORTI NEL PIANO NAZIONALE ENERGIA E CLIMA 2030"

 

 

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