Mobilità ciclopedonale e i grandi risultati di Oslo: nessun morto nel 2019

Pubblichiamo di seguito un articolo di Bikeitalia che ci dò conto dei grandi risultati raggiunti in termini di sicurezza nell'ambito della mobilità ciclo-pedonale dalla capitale della Norvegia Oslo. Un risultato che scaturisce dai grandi sforzi anche in termini di infrastrutture per ciclisti e pedoni, effettuati in un paese che si sta proponendo con modello di riferimento nell'intero ambito della mobilità sostenibile.

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C’è almeno una grande città al mondo che è riuscita a trasformare la Vision Zero da traguardo irraggiungibile a obiettivo praticamente raggiunto: Oslo, la capitale della Norvegia, nel 2019 non ha registrato nemmeno un morto tra i pedoni e i ciclisti sulle sue strade. L’unica persona che ha perso la vita in un incidente era in auto ed è andata a sbattere contro una recinzione. Un risultato che agli occhi dei lettori italiani, abituati purtroppo alla macabra conta della quotidiana strage stradale, appare strabiliante: eppure è stato voluto e cercato con politiche ed azioni mirate, non è arrivato per caso. Vediamo come.

La serie storica dell’incidentalità stradale nella città di Oslo dal 1975 a oggi mostra che c’è stata una netta diminuzione, a partire da 41 morti fino ad arrivare a 1 nel 2019: non è un caso che questo sia avvenuto proprio nella capitale norvegese che negli ultimi cinque anni, a partire dal 2015, ha portato avanti politiche di moderazione del traffico e redistribuzione dello spazio pubblico a favore della pedonalità e della ciclabilità, sottraendolo alle auto. Un esempio di come Oslo è diventata una città senz’auto e a misura di persona è contenuto in un documento di 64 pagine scaricabile dal loro sito istituzionale (qui).

 

Come riporta il giornale norvegese Aftenposten, le azioni mirate che hanno contribuito a rendere le strade più sicure per tutti sono state non solo ridurre drastricamente il traffico veicolare nel centro, ma anche sostituire quasi tutti i parcheggi su strada con piste ciclabili e marciapiedi; l’aumento della “congestion charge”, la tariffa per poter raggiungere il centro città in auto, unita alla chiusura al traffico delle strade principali. Hanno reso più caro e difficile spostarsi in auto e questo ha comportato un’automatica riduzione dei potenziali pericoli sulla carreggiata per gli utenti fragili della strada.

 

 

La città di Oslo non ha solo ridotto il numero di strade in cui è possibile guidare, ma ha anche abbassato il limite di velocità massima consentita a 30 km/h. La capitale norvegese guida la Vision Zero che, però, è un obiettivo perseguito anche in tutta la Norvegia: nel corso del 2019 nessun bambino sotto i 15 anni è morto in incidenti stradali in tutto il Paese, su una popolazione complessiva di 5,3 milioni di persone. Come riporta il sito Curbed.com negli Stati Uniti, uno dei paesi con il più alto tasso di motorizzazione, invece ogni anno sono circa 4.000 i bambini uccisi dalla violenza stradale.

Tuttavia l’obiettivo, ancora più ambizioso, che si pone Oslo è quello di arrivare a zero incidenti stradali e le trasformazioni delle strade che sono state ridisegnate per favorire gli spostamenti a piedi e in bicicletta, le migliorie per proteggere gli studenti nel percorso casa-scuola e la chiusura delle strade alle auto durante le ore scolastiche vanno proprio in questa direzione.

 

 

Tutto ciò dimostra che con una visione di lungo periodo e un netto cambiamento della viabilità con forti disincentivi all’auto e altrettanto potenti incentivi alla mobilità attiva si possono raggiungere obiettivi concreti e duraturi per la sicurezza stradale di tutti. In Italia, purtroppo, constatiamo che continua la politica dell’annuncio e dei verbi coniugati al futuro: la strage quotidiana sulle nostre strade è un problema che va affrontato con un piano di azione concreto e di lungo periodo, con misure impopolari e cambiamento delle cattive abitudini di mobilità di troppi. Altrimenti altro che “Vision Zero”: continueremo a raccontare e a rallegrarci per i successi di altri Paesi, più lungimiranti del nostro, e senza una strategia per salvare le vite delle persone avremo solo “zero vision” e morti costanti.

Articolo originale Bikeitalia

 

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