Ozono inquinante “secondario”:  ma non per numero di vittime

Quello dell’inquinamento atmosferico è un ambito sempre più composito di agenti, molti dei quali, come NO2 (biossido di azoto), SO2 (biossido di zolfo), CO2, PM10, PM2,5, emessi direttamente da sorgenti antropogeniche, come inquinamento industriale, residenziale, traffico etc, ed altri, come l’ozono troposferico (O3), non emessi direttamente da attività umane, ma che si formano in atmosfera a seguito di complesse reazioni chimiche, per l’ozono stesso attraverso l’interazione tra i composti organici volatili (VOC) e gli ossidi di azoto (NOX) in presenza di irraggiamento solare e temperatura elevata e per questo dalla forte connotazione stagionale.

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Un composto davvero ambiguo l’ozono, tanto indispensabile nella stratosfera (la fascia che circonda la terra da un’altezza di circa 10 Km a 50 Km) al fine di proteggere gli esseri viventi dalle radiazioni ultraviolette (UV) del sole, quanto dannosissimo per la salute umana nella troposfera, dove la sua alta reattività danneggia i tessuti polmonari, ne riduce la funzionalità e ne aumenta la sensibilità ad altre sostanze irritanti. Un inquinante, l’ozono troposferico, che non colpisce solamente i soggetti con l’apparato respiratorio danneggiato, come gli asmatici, ma anche, senza distinzione, gli adulti sani e i bambini.

A fornire un quadro degli impatti sanitari derivanti dall’esposizione all’ozono a lungo termine, un nuovo studio "Measurement-based assessment of health burdens from long-term ozone exposure in the United States, Europe and China" pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters, ed accessibile al link in calce all’articolo, dove sono stati stimati gli impatti sanitari derivanti da una prolungata esposizione all’ozono. Questo inquinante “secondario” è l’inquinante atmosferico che ha i maggiori impatti sulla salute umana, secondo solo ai particolati (PM10, PM2,5, etc.), sia in termini di tossicità che per i livelli di concentrazione raggiunti. Secondo gli autori dello studio, all’ozono sarebbero da imputare ben 34.000 morti negli USA, 32.000 in Europa e 200.000 in Cina, per un totale di 266.000 morti premature dovute a problemi respiratori nel 2015.

Il team di studio ha avuto la possibilità di calcolare la mortalità respiratoria prematura nelle tre aree prese in considerazione dalla campagna, Stati Uniti, Cina ed Europa, attraverso una gran mole di dati disponibili, acquisiti e raccolti in numerose stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria distribuite nelle stesse aree. I dati ambientali sono stati combinati per le successive elaborazioni, con le risultanze di due studi sulla prevenzione del cancro condotti dall’American Cancer Society. Mentre in passato la ricerca si era concentrata sugli effetti a breve termine dell’ozono, in questo specifico studio sono state invece valutate le conseguenze a lungo termine di questa esposizione, evidenziando una correlazione epidemiologica e tossicologica con l’esposizione all’ozono, con effetti infausti sulla salute umana. In questo contesto lo studio fornisce anche un punto di osservazione sui conseguenti oneri sanitari per le tre grandi aree di studio considerate.

 

Per le singole aree i dati sono stati così acquisiti:

 

Sauro Secci

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