Valvole termostatiche e contabilizzazione del calore: il risparmio è nullo senza controllo

Parafrasando la famosa e fortunata frase pubblicitaria,  possiamo affermare e svelare questa ovvietà (parlando appunto di acqua calda!), cioè che “il risparmio è nullo senza controllo”.

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Molti sono ormai a conoscenza della direttiva 2012/27/UE del parlamento europeo e del consiglio del 25 ottobre 2012 sull'efficienza energetica che obbliga al montaggio delle valvole termostatiche e alla contabilizzazione del calore. Con questa normativa si intende ricercare risparmio energetico e conseguentemente un minor inquinamento atmosferico, dotando l’utente del controllo e quindi della consapevolezza dei consumi della propria unità abitativa, introducendo con le valvole un controllo sull’orario di accensione secondo le proprie abitudini e modificando la suddivisione delle spese condominiali non più attraverso i parametri di superficie, piano, in sostanza i millesimi, ma con la contabilizzazione di quanto effettivamente consumato. Ovviamente gli intenti appaiono buoni ad una prima lettura, ma se analizziamo la questione possiamo trovare delle oggettive difficoltà affinché tutto ciò si realizzi, conseguendo un effettivo  risparmio senza creare squilibri.

SULL’ASSENZA DI CONTROLLO DELLE VALVOLE TERMOSTATICHE

La maggioranza delle famiglie oggigiorno, esce di casa di buon mattino per farvi rientro nel pomeriggio/sera. Ora, chi dispone di un impianto autonomo programmerà la caldaia con un cronotermostato in modo da trovare la casa calda e confortevole al rientro previsto. Chi invece abita in un condominio con impianto centralizzato, ha stabiliti orari di accensione e spegnimento da delibere condominiali.

L’inserimento delle valvole ha lo scopo come dicevamo, di comandare per ogni singola stanza l’apporto di calore rendendo omogenea la temperatura impostata (20°± 2°C per legge) per tutto l’appartamento, e di escludere del tutto dall’apporto di calore il proprio appartamento, in caso di assenza degli occupanti. Quindi, in base alle proprie abitudini si escluderà il proprio impianto per alcune ore, o per giorni in caso di ferie, o a tempo indeterminato in caso di appartamenti sfitti. Questo può generare i primi squilibri ed evidenziare il problema dell’assenza di controllo:

  • In caso di assenza per alcune ore, caso tipico di famiglia che esce per lavoro, scuola…, al proprio rientro, avendo i modelli più comuni ed economici di valvole installati un comando manuale, bisognerà riavviare i termosifoni e attendere che l’appartamento, freddo, raggiunga la temperatura di confort.
  • Negli altri due casi ci sarà un aumentato fabbisogno da parte degli appartamenti confinanti che dovranno sopperire al mancato apporto di calore.

Nel primo punto l’utente può evitare questo squilibrio con un’ulteriore spesa, dotando le valvole termostatiche di testina con CONTROLLO elettronico che offre la possibilità di gestire l’accensione e lo spegnimento con la programmazione oraria, e restituire il confort al rientro a casa e al risveglio al mattino. Inoltre questo tipo di controllo elettronico sulle valvole oltre alla programmazione oraria permette di impostare la temperatura che vogliamo raggiunga la stanza (20°± 2°C max, per legge) cosa che rende ancor più virtuoso il controllo dei consumi da parte dell’utente che invece con le valvole con controllo manuale non è possibile. Quest’ ultime infatti hanno un tipo di controllo con modulazione da 0 a 5 che controlla la portata dell’acqua nel termosifone per aumentarne o diminuirne la temperatura; il controllo andrebbe fatto quindi con delle misurazioni della temperatura media della stanza, attribuendo il giusto valore di corrispondenza fra il numero sulla manopola graduata e la temperatura ambiente che è variabile e dipende dalle singole situazioni applicative (mq diversi stanza per stanza, posizionamento termosifone..) oltre che dalla taratura di fabbrica della valvola. Non è possibile pertanto attribuire ad un numero una determinata temperatura ambiente. È consigliabile fare delle prove fino a trovare stanza per stanza il valore desiderato. Anche questo getta delle ombre su un utilizzo virtuoso di queste apparecchiature: in periodi come questi di crisi economica facile trovare un riscontro positivo nel contenimento dei consumi da parte delle famiglie, con spegnimento delle valvole in caso di assenza da casa e chiusura delle finestre, ma passata la bufera siamo sicuri che si mantengano queste accortezze e si controllino le valvole in tutte le stanze?

Nel secondo punto, inevitabile l’aumento dei costi di riscaldamento per il condomino sfavorito.

Da considerare poi il fatto che gli appartamenti con posizione svantaggiosa (posizionamento a nord; piano terra con cantine sottostanti; ultimi piani sottotetto con non ottimali coibentazioni) subiranno per effetto delle nuove ripartizioni delle bollette di riscaldamento sull’effettivo consumato, un ulteriore aggravio che potrebbe sommarsi a quello di avere contiguo un appartamento sfitto.

Inoltre questo possibile riscaldamento dell’edificio a macchia di leopardo, non aiuterà l’impianto sottoponendolo ad un lavoro sempre al massimo regime per sopperire al mancato apporto di calore da parte dei radiatori eventualmente spenti.

 

SUI RIPARTITORI

Il D.Lgs. 102/2014, art. 9, comma 5, lettera d), prescrive: “l’importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo quanto previsto dalla norma tecnica UNI 10200 e successivi aggiornamenti...”

Gli strumenti di misura, come i contatori di calore e acqua calda sanitaria, sono soggetti alle regole di metrologia legale quando vengono adoperati per transazioni commerciali.

E un capitolo è da aprire sui ripartitori indiretti di contabilizzazione: nel caso di edifici dotati di impianto di riscaldamento ad anello cioè con diramazione di acqua calda appartamento per appartamento, è possibile la ripartizione dei consumi di calore col montaggio sul sistema di tubazione dell’unità abitativa di contatori diretti di calore che misurano in modo preciso l’energia termica fornita all’appartamento in base alla portata di acqua calda e alla differenza temperatura tra mandata e ritorno.  Questi contatori sono omologati a norma di legge MID, la direttiva europea 2004/22/CE, (recepita in Italia con il decreto legislativo n.22 del 02/02/2007), per gli strumenti di misura che ne regolamenta la produzione, la diffusione e il controllo dell’utilizzo e ne ha definito precisamente i requisiti tecnici.

Nel caso di edifici costruiti indicativamente prima del 1990, cioè la quasi totalità, dove i principi costruttivi dell’epoca prevedevano una distribuzione a colonne montanti, (cioè la distribuzione dell’acqua calda avviene ai radiatori installati sulla stessa verticale ai vari piani) non è possibile utilizzare i contatori di calore. Per la stessa utenza infatti non è possibile individuare un unico punto nel quale può essere intercettata l’intera portata di fluido termovettore che alimenta tutti i corpi scaldanti dell’appartamento. Si è introdotta perciò la soluzione offerta dai ripartitori di calore da applicare sui singoli radiatori.

A riguardo la norma UNI 10200 - punto 11, paragrafo 4 - prescrive, quale condizione per l’accettabilità della contabilizzazione indiretta: “I risultati della ripartizione delle spese, se ottenuti con dispositivi che non sono in grado di misurare l’energia effettivamente assorbita, ma forniscono un certo numero di unità di ripartizione o scatti (contabilizzazione indiretta), non devono differire in modo significativo da quelli che potrebbero essere ottenuti con contatori di calore (contabilizzazione diretta).”

Ma questi ripartitori non misurano la quantità di calore che effettivamente prelevano dall’impianto i termosifoni. Fanno una stima grossolana dell’energia termica ceduta all’ambiente attraverso dei calcoli che assumono come parametri  la temperatura media della superficie del termosifone ( e qui si potrebbe aprire un altro capitolo sulla corretta installazione dell’apparecchio, nonché sulla efficienza del corpo scaldante inficiata da verniciature, presenza o meno di fanghi sul fondo…), la temperatura della stanza presa con un sensore collegato a 20/30 cm dal termosifone e le sue dimensioni. Non essendo strumenti di misura omologati non sono strumenti di misura legali e la legge stabilisce che, se una transazione economica è basata sulla misurazione di una grandezza, tale misurazione deve essere effettuata con strumenti di misura legali e la stessa grandezza deve essere espressa in un’unità di misura legale, mentre questi apparecchi danno unità di ripartizione.  La Direttiva MID regola la contabilizzazione dell’energia termica nell’allegato MI-004 della direttiva e prevede la sola contabilizzazione diretta. “Se non sono strumenti legali, non è legale utilizzarli per ripartire quote di riscaldamento addebitandone il corrispettivo: la legge é inderogabile anche dalle assemblee condominiali.” (Link approfondimento).

A riguardo si è espressa anche la Camera di Commercio, in qualità di ente preposto al controllo della bontà degli strumenti di misura, sollecitata da una associazione a difesa di cittadini “Lo Scudo”, ha risposto confermando «l’incongruenza tra l’obbligo generale di utilizzare strumenti di metrologia legale omologati nella definizione di una quantità di misura o di valore determinati e la disposizione che consente di operare altrimenti». E’ stata anche presentata a riguardo, data l’importanza di questa incongruenza una interpellanza parlamentare il 5 agosto 2016 ad oggi (20 settembre) ancora in attesa di risposta: (link interpellanza parlamentare).

Inoltre  “l’ INRIM (ovvero l’istituto statale di ricerca metrologica) con sede in Torino ha provato gli strumenti di misurazione indiretta (installati sui radiatori) accertando margini di errore che vanno dal 10% fino al 40%, ben oltre il 5%, limite di errore massimo previsto dalla normativa” (vedi link approfondimento "La Voce del Trentino).

 

Riassumendo il tutto IL RISPARMIO E’ NULLO SENZA CONTROLLO, ma bisogna anche esser sicuri di avere un controllo certo ed adeguato. 

Nella ricerca di una consapevole gestione dei consumi, semplificando al singolo ciò che un sistema centralizzato tratta nella pluralità, si stanno introducendo disparità, in un ambiente già delicato di suo come il condominio. È giusto introdurre dei sistemi di risparmio ed efficientamento come le valvole che limitano le sovratemperature, ma non va dimenticato che l’impianto di un sistema centralizzato normalmente è pensato per l’edificio nella sua interezza.

La centralina ELess, anche in presenza o meno di altri sistemi di controllo, consente una diffusione uniforme del calore nell'edificio e permette di raggiungere risultati di risparmio notevolmente superiori, dell’ordine del 30% di media, mantenendo le medesime condizioni di confort e, oltre ad evitare eventuali controversie condominiali, fornendo una equa soluzione di protezione per chi necessita di ore prolungate di riscaldamento, potrebbe aiutare, dato l’elevato risparmio raggiungibile, a costituire un salvadanaio per eventuali opere di efficientamento onerose come il cappotto termico, la sostituzione degli infissi, sistemi innovativi come la geotermia... Il tutto a costo zero, con il vantaggio di non pesare sul bilancio familiare, se non in positivo, con il servizio con condivisione del risparmio. Dopo un primo test, sappiamo subito se e quanto risparmio indicativamente riusciremo a raggiungere.

 

Per approfondire l'argomento anche sul piano delle soluzioni efficienti rimandiamo al nuovo Almanacco di Ecofuturo scaricabile qui 

Sito ELess 

Dario De Rosa - MESY.intl-ELess

 

 

 

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