Giovani precari in piazza: il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta

corteo precariIl Messaggero, 10/04/11 - Giovani precari in piazza: il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta

«Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta». Con questo slogan su uno striscione in testa al corteo i precari, i disoccupati, il popolo delle partite Iva, gli studenti, gli stagisti, i ricercatori, i free lance hanno sfilato a Roma (e in molte altre città italiane) con l'obiettivo di riprendersi il presente e il Paese partendo dal lavoro. Molti giovani hanno indossato magliette gialle con un enorme punto esclamativo, simbolo della manifestazione.

Sono migliaia le persone che hanno sfilato da piazza della Repubblica verso il Colosseo. Spiccava tra la folla un lunghissimo tricolore, diverse anche le bandiere del popolo viola.

Presenti precari dell'Alitalia, della scuola, vincitori di concorso pubblico mai assunti, ricercatori, operatori dei servizi sociali, interinali del porto di Civitavecchia. Tutti in piazza per chiedere «Diritti, welfare, maternità, pensione per tutti». Alla manifestazione hanno aderito molte sigle - tra le quali quelle degli studenti e l'Associazione stampa romana - e partiti, come Sel e Idv. In piazza con i precari anche i Giovani del Pd e la Cgil.

Incappucciati lanciano vernice contro banca: allontanati dal corteo. A Roma un gruppo di ragazzi col volto coperto di nero, in apparenza black block, ha fatto irruzione nel corteo dei precari e, all'altezza di Santa Maria Maggiore, ha lanciato della vernice azzurra e verde contro le vetrine della banca dell'Unicredit. Il gruppo è stato allontanato dal corteo dalle proteste dei manifestanti.

«È tempo di prendere la parola e di alzare la voce per il nostro futuro - ha detto una ragazza dagli altoparlanti allestiti su un tir che guida il corteo - Siamo la risorsa di questo paese eppure il governo non ci pensa, ci spreme e ci spreca allo stesso tempo: siamo la generazione precaria!».

«Siamo in piazza per il futuro dei nostri figli - ha commentato Gianfranco Mascia del popolo viola - primi su cui viene disatteso l'articolo 1 della Costituzione. Oggi madri, padri, nonni protestano per il futuro dell'Italia e per questo abbiamo deciso di portare in piazza ancora una volta il Tricolore, simbolo della nostra identità comune: sessanta metri di democrazia contro il precariato».

«Non sparate alla ricerca». Questo lo striscione portato alla manifestazione da una ventina di precari dell'Ispra. I giovani si sono presentati vestiti con camici bianchi e maschere che coprivano tutto il loro volto sempre dello stesso colore: «Abbiamo queste maschere - ha spiegato una ragazza - perchè siamo tutti nella stessa barca, tutti precari. Ogni anno ci fanno contratti a termine e si va avanti così. Un nostro collega, 40 anni e con tre figli, dopo 12 anni di precariato non poteva essere più rinnovato ed è stato licenziato. Così non si può andare avanti, la situazione è rimasta invariata ormai da anni».

Sono un "esercito" di quasi 4 milioni i precari in Italia, di cui circa 419mila solo nel Lazio. Il 56% di loro è occupato nelle regioni del Centro Sud. Tra il 2008, inizio della crisi, ed il 2010 sono aumentati del 4%. Sono i dati con i quali la Cgia di Mestre fotografa il fenomeno del precariato nel Paese. Oltre il 38% ha solo la licenza media, tra gli under 35 il livello retributivo mensile netto è di 1.068 euro.

L'Italia «non ce la farà se non si ripartirà dal lavoro», ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso parlando ad Ancona nella giornata di mobilitazione dei precari. «Una lunga marcia per il lavoro in questa regione, una lunga marcia in tutta Italia - ha detto -. L'obiettivo è quello di dire che questo Paese non ce la farà, non riprenderà la crescita, non avrà prospettive se non si riparte dal lavoro. Dalla creazione di lavoro per chi non ce l'ha, dal lavoro certo per chi oggi è precario e dalla difesa del nostro apparato industriale per chi vede un destino di cassa integrazione».

Alla piazza che protestare contro il precariato da Bologna il segretario del Pd Pierluigi Bersani invia un messaggio «di piena solidarietà» e spiega «abbiamo consapevolezza del problema». Ricondando poi che «solo un giovane su cinque lavora e ci sono a casa 300mila lavoratori precari senza alcun sostegno», Bersani ribadisce che «un'ora di lavoro precario non può costare meno di un'ora di lavoro stabile». Secondo il segretario Pd, inoltre, «bisogna ridurre le tipologie contrattuali e introdurre diritti universalistici per la maternità, la disoccupazione e la malattia, a prescindere dal lavoro che si fa». Diversamente, aggiunge Bersani, «non produciamo un futuro di occupazione».

Poi rispondendo ai ministro della Gioventù Giorgia Meloni secondo la quale i precari che oggi scendono in piazza non devono pretendere i privilegi che avevano i loro genitori replica: «Di stupidaggini se ne sentono in questo periodo, ma questa è particolare: padri e figli, quelli che lavorano, sono tutti nei guai». «Metà della gente che è a casa adesso, o in cassa integrazione o è licenziata fa parte di coloro che erano considerati i cosiddetti garantiti», continua Bersani convinto che «sarà meglio che il governo conosca un pò più da vicino la realtà che sta vivendo questo paese».

«È ora di dire basta con il caporalato. Basta con la violenza, con la spada di Damocle, con il ricatto, con la scusa che il precariato è l'unico modo per avere lavoro. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo dimostrato di voler contrastare strenuamente il precariato partecipando a tutte le mobilitazioni e a tutte le trattative. Abbiamo anche preparato un libro bianco e l'abbiamo presentato al ministero competente e a tutte le organizzazioni sociali», ha affermato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in un video-messaggio pubblicato sul suo blog, confermando così il sostegno del partito alla manifestazione. «Questa vita sempre all'insegna dell'angoscia, sempre col nodo scorsoio al collo, è una non vita. È una vita da schiavi - ha sottolineato Di Pietro -. La degenerazione verso il feudalesimo dei concetti di flessibilità, di mercato e di libertà imprenditoriale, non è la manifestazione di uno Stato moderno, anche se tanti cercano di farla passare per modernizzazione». «È un ritorno allo schiavismo. Fermiamo questo ritorno a un lavoro senza diritti. Fermiamo la tratta dei moderni schiavi».

«I giovani sono la generazione del "lavoro mai". La precarietà è un "sine pena mai" per un'intera generazione», ha detto il leader di Sel Nichi Vendola, che ha partecipato al corteo dei precari. «In questo momento Sacconi e il premier dicono che l'Italia è il paese della cuccagna, è il paese che non ha lasciato nessuno abbandonato. Ma non è così. È successo un fatto inedito, i ceti medi, con il berlusconismo, si sono squagliati. Oggi c'è una implementazione della ricchezza speculativa in alto e una povertà nuova in basso».

«Dobbiamo puntare sui giovani che devono alzare la voce, benché invisibili reclamano il loro futuro: servono più investimenti nella scuola e un piano straordinario del lavoro», ha aggiunto Vendola. «Abbiamo visto giovani arrampicarsi sui tetti degli atenei, sui monumenti. Sono saliti sui punti più alti della città per vedere l'orizzonte che però ancora non si vede. Questa generazione è considerata un vuoto a perdere che lavora in un mercato schiavista».

Anche l'Osservatore romano, il giornale della Santa Sede, riporta la notizia delle manifestazioni contro il lavoro precario e le parole pronunciate ieri dal presidente della Cei in merito alla necessità che il precariato duri il meno possibile per fare spazio a forme di occupazione stabile. «Manifestazioni di lavoratori precari - riporta oggi l'Osservatore Romano - si tengono oggi in diverse città italiane per sensibilizzare sulle difficoltà occupazionali che vivono in particolare le giovani generazioni».

«Ieri - si legge ancora - il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, è intervenuto sul tema "noto" e "grave", auspicando che il precariato possa essere "sempre una fase estremamente transitoria, il più possibile breve, per poter diventare lavoro a tempo indeterminatò, al fine di dare anche 'la possibilità di un futuro, di un progetto di vita"».

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