Appello per un Patto globale Finanza-Clima, con firme eccellenti

Il 7 dicembre 2017, il “Collectif Climat 2020” ha lanciato un Patto tra Finanza e Clima che mira a generare un movimento di opinione pubblica europeo verso la lotta al cambiamento climatico.

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I promotori e i primi firmatari, tra i quali, Romano Prodi, Tim Jackson, Dany Cohn-Bendit, Jeffrey Sachs, il Principe Alberto di Monaco, Anne Hidalgo, Edgar Morin, chiedono ai Capi di Stato e di Governo europei di negoziare al più presto un Patto Finanza-Clima che assicuri per i prossimi 30 anni finanziamenti adeguati per sostenere la transizione energetica sia in Europa che nei paesi del sud.
A fine ottobre, UN Environment ha messo in guardia il pianeta sull’enorme divario che c’è tra gli impegni presi ad oggi dai Paesi nell’ambito dell’Accordo di Parigi e le riduzioni di gas serra necessarie a rimanere in una traiettoria compatibile con il contenimento della variazione della temperatura media globale al di sotto dei 2°C. A lanciare l’allarme, Erik Solheim, Direttore Generale di UN Environment, evidenziando come gli impegni di riduzione assunti attualmente dai Paesi firmatari coprano solo un terzo della riduzione delle emissioni necessaria.

Il collettivo riunisce politici, imprenditori, intellettuali e accademici impegnati, leader di comunità e cittadini convinti che l’Unione europea debba fornire una risposta chiara e ambiziosa ai cambiamenti climatici. Il “Pacte Finance – Climat” parte da un manifesto rivolto a tutti gli europei che ritengono che l’emergenza climatica sia tale da non rendere più possibile rimanere immobili..

Il collettivo richiama l’Europa ad una maggiore responsabilità con l’obiettivo di porsi alla guida della lotta al cambiamento climatico dividendo per 4 le proprie emissioni entro il 2050. Un progetto di tali dimensioni potrà essere raggiunto solo con un forte impegno in termini di aumento dell’efficienza energetica e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Tale ingente mobilitazione da parte dei governi europei, oltre a garantire una drastica riduzione delle emissioni di gas serra potrà, inoltre, portare alla creazione di 900.000 posti di lavoro in Francia (ADEME, 2017) e di oltre 6 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa contribuendo in maniera decisiva a ridurre il grave fenomeno della disoccupazione e della precarietà. Questo potrà anche consentire un riavvicinamento tra l’Europa e i propri cittadini.

L’Appello evidenzia come l’aumento delle temperature renderà invivibili ampie porzioni del pianeta, costringendo centinaia di migliaia di persone a spostarsi alimentando i flussi migratori verso i paesi più sviluppati. Occorre pertanto mobilitare grandi quantità di risorse economiche sia all’interno dei Paesi Membri dell’UE sia verso i Paesi più poveri del sud.

Come trovare le risorse necessarie?
Come fare in modo che le risorse finanziarie vadano a sostenere l’economia reale e a produrre occupazione?
L’Appello propone, oltre ad una tassazione delle rendite finanziarie ed una tassa sulla CO2 l’idea per cui la creazione monetaria deve essere messa al servizio della lotta al cambiamento climatico. Dei 2500 miliardi di euro che dall’aprile del 2015 la BCE ha messo a disposizione delle Banche commerciali solo 300 miliardi sono andati ad aumentare i prestiti a imprese e famiglie. La maggior parte della liquidità alimenta, invece, la speculazione minacciando la possibilità di una nuova crisi economica, anche peggiore e più diffusa di quella del 2008, come evidenziato dal FMI. Bisogna quindi sostenere e aumentare il finanziamento all’economia reale e alla green economy per assicurare un futuro di crescita all’Europa.

Firma l'appello sul sito Climat 2020 

Fonte articolo: Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

 
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