RIFLESSIONI SENZA CENSURA: "Quantità e/o qualità: una scelta fondamentale" di FMT

riflessioni senza censura meme jackie chan ecquologia.comDei concetti di qualità e quantità, sebbene ricorrenti nella nostra vita di relazione, sfugge l'importanza, obnubilati dalla frenesia (Guerre del tempo di J. Rifkin - Bompiani) di cui siamo carnefici e vittime.

 

 

Per esemplificare, essi sono antitetici quanto bello e brutto o grande e piccolo. Sono diversi anche nella loro definizione: soggettivo il primo, oggettivo l'altro. Un oggetto buono e bello può non esserlo per tutti, mentre un chilogrammo di checchessia lo è, ovviamente nel rispetto dei parametri fisici relativi.

Nell’esperienza empirica la differenza tra qualità e quantità è acquisita da tempo, come confermano detti popolari presenti in ogni cultura. L'antitesi sostanziale di "sciocco e grosso" ricorre ovunque per orientare giudizi e scelte, salvo nelle società economicamente evolute, ma prigioniere degli stessi meccanismi che le fanno avanzare. Il progresso tecnologico, riesce a definire il dato quantitativo, ma non ha armi per quello qualitativo, già quando la finezza dei sensi è insostituibile (determinazione del gusto e dell'aroma in qualcuno dei tanti prodotti di origine biologica che basano la loro eccellenza su tali caratteristiche).

Qualità e quantità, inoltre, sembrano riassumere le due facce del modo di conoscere umano e caratterizzare i periodi che hanno contraddistinto le diverse civiltà.

Quella attuale privilegia le scienze esatte ed è feconda di alcune conquiste per lo più materiali, altre civiltà (1300 e 1400 italiano) si sono distinte per contenuti umanistici in senso lato. Ideale fare coesistere entrambi gli aspetti, ma storicamente non pare possibile.

Questa epoca invece opera secondo il parametro della quantità, in quanto le idee di base sono per oggettivare il dato, ossia renderlo strumentale. Che ciò sia una prigione per la conoscenza globale sembra non scoraggiare coloro che hanno una fede assoluta in quella analitica, di fatto obbligata all'aspetto quantitativo. Assistiamo così a delle forzature che investono impropriamente il campo della biologia, nelle sue manifestazioni non ogettivabili, ma tuttavia non prive d’autenticità. I limiti sono ancora maggiori quando essa è applicata a settori per cui è totalmente negata, quali quelli che si occupano dei comportamenti in tutti gli ambiti in cui l'entità spirituale si contrappone a quella materiale.

Il disagio in cui viviamo, e che non è oggetto di disconoscimento, potrebbe derivare dalla visione imperante secondo quantità.

La collettività umana, come dato biologico e comportamentale, è sdoppiata tra fideisti e agnostici in relazione al prevalere di uno dei due cervelli, quello destro responsabile della conoscenza sintetica pertinente alla qualità, il sinistro di quella analitica correlata alla quantità.

Un docente di madrelingua inglese, che mi trovava in sintonia, mi diceva che l’attuale è l'epoca del cervello sinistro, responsabile del pensiero positivista. In tale contesto, in cui impera un altro tipo di fideismo, chi è strutturato diversamente corre il rischio di essere poco credibile o di trovarsi in difficoltà a farsi accettare, perché avrebbe atteggiamenti poco scientifici.

Non si disconosce il rischio della mistificazione, ma il non misurabile arricchisce la nostra vita spirituale di tutte le manifestazioni che ci elevano.

Personalmente ho avuta la fortuna di incontrare e di frequentare per decenni una delle figure più illuminate della medicina e del sapere in generale. Egli era aperto a qualsiasi forma di conoscenza medica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che potesse essere utile ai pazienti al centro delle sue attenzioni. Non aveva onorario e che l'assistito potesse disobbligarsi o no, non faceva differenza. Come non correlare "Avere o essere?" di Fromm rispettivamente all'idea di quantità e di qualità?

La prima occasione di riflettere sulle differenze sostanziali tra qualità e quantità mi è stata offerta dal tabacco da fumo di cui iniziai ad occuparmi nel 1957. Qui, l'inconciliabilità tra i due parametri è radicale, forse per la singolarità delle problematiche qualitative di tale prodotto.

Il fatto che la degustazione comporti la distruzione della materia con la combustione della stessa e che il giudizio di qualità del fumo generato non possa avvenire se non con i nostri sensi, ha accentrato le attenzioni su quelli del gusto e dell'olfatto. Sono essi che hanno decretato la inconciliabilità tra i due modi di essere; nel tempo le valutazioni strumentali hanno potuto supportare qualche dato. Tuttavia la potenziale alternativa di privilegiare l'una o l'altra si è prestata ad essere sfruttata in senso negativo, in una strana sintonia con le scelte di questa epoca che con la campagna antifumo e con il sostegno comunitario a quantità ha destabilizzato persino la qualità del tabacco, sebbene peggiorato sotto il profilo igienico-sanitario.

Per quanto concerne gli ortofrutticoli ed i prodotti zootecnici tradizionalmente valutati a quantità essendo la loro qualità tradizionale scontata, lo scadimento qualitativo è stato meno vistoso ma altrettanto sostanziale. Oggi si produce per gli occhi ed il caso più drammatico è quello dei fiori che non hanno più profumo.

Sembra quasi una nemesi che la genetica e l'agrotecnica scontano per puntare sulla quantità e sull'apparenza.

Il tradizionale assunto del "poco ma buono" non fa più parte della nostra cultura. Se non avessimo perso la visione storica, frutto della conoscenza sintetica, ci renderemmo conto in maniera generalizzata che le scelte attuali portano a dilapidare risorse e ad accumulare rifiuti, mentre la realtà dei fatti contraddice il nostro operato.

E' impossibile non pensare al materialismo delle nostre scelte, alla smania di possedere cose che dovrebbero darci la felicità e che invece bruciano le nostre speranz e ipotecano il nostro futuro.

L'inquinamento dell'aria e dell'acqua ha valenza planetaria. Il DDT è presente in ogni forma vivente ed il latte umano ne contiene sopra i limiti tollerati. Il cambiamento del clima è la conseguenza di un modello negativo in cui le scelte sul ruolo dell'automobile nella nostra vita privata sono l'emblema significativo.

La nuova filosofia di vita a quantità condiziona tutto, anche le scelte di coloro che devono tradurlo in pratica. Il loro motto "time is money" è categorico. Non c'è spazio per i sentimenti. Non c’è produzione tecnologica o dell’intelletto che non sia pervicacemente banalizzata creando falsi obbiettivi dietro cui c’è il nulla. Non abbiamo mai avuto tanto e mai siamo stati tanto soli.

Questa epoca lacerante, dominata dall’aggressività e dall’ipocrisia, ha demolito l’idea di normalità.

Non posso concludere se non con le parole di uno strip di Shulz personalmente interpretato come una sorta di "Annunciazione": " Adesso il problema è che sappiamo tutto di tutto, tranne cosa succede".

 

Francesco Maria Testa

In esclusiva per Ecquologia.com

 

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