Terremoti e attività solare, quale relazione: uno studio italiano ce lo spiega

Pubblicato su Scientific Report di Nature, un importante ricerca curata da INGV, CNR e Università della Basilicata sul ruolo del sole sull'attività sismica terrestre

Articolo di Marco Gasperetti dell'edizione del 13 luglio del Corriere della Sera.

Che i corpi celesti possano influenzare i terremoti non è più una credenza tramandata da civiltà sepolte e da più di mezzo secolo i ricercatori cercano di dimostrare questa correlazione che, se provata scientificamente, potrebbe rivoluzionare i metodi per prevedere eventi sismici. La luna, per esempio, che influisce in modo determinante sulle maree, sembra abbia anche un ruolo nei terremoti, ma adesso una ricerca pubblicata oggi su Scientific Report di Nature, ipotizza che anche il sole abbia un’influenza sull’attività sismica terrestre.

Il Cnr e il satellite Soho

A scoprire per la prima volta al mondo questa correlazione con prove empiriche fornite da un satellite è stato un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Cnr, Università della Basilicata e Regione Puglia. Come spiega Vito Marchitello, il primo autore della ricerca, il gruppo ha studiato i dati del satellite Soho (Solar and Heliospheric Observatory), localizzato in una posizione stazionaria rispetto al Sole e alla Terra che registra la densità di protoni prodotti dall’attività solare e la loro velocità. «Studiando comparativamente la variazione nel tempo della densità di protoni e della sismicità a scala mondiale — sottolinea Marchitello — abbiamo osservato una correlazione estremamente evidente, con picchi di sismicità che avvengono entro 24 ore dai picchi di densità protonica». In altre parole un certo tipo di attività solare innescherebbe l’attività sismica del nostro pianeta. Gli scienziati italiani hanno anche sviluppato un modello qualitativo che ipotizza il meccanismo che lega le due variabili. «Le scariche generate dall’eccesso di carica elettrica nella ionosfera penetrerebbero nelle grandi faglie sismo-genetiche, zone di alta conducibilità elettrica — spiega Giuseppe De Natale dell’Ingv —. E una scarica elettrica nei cristalli di quarzo, che abbondano nelle rocce, genera un impulso di dilatazione o contrazione, a seconda della polarità della corrente. Tale impulso di deformazione potrebbe destabilizzare faglie che sono già vicinissime al punto di rottura, e quindi produrre i terremoti». A Ecofuturo la presentazione dello studio

La scoperta rischia di mettere in ombra la teoria del movimento differenziale delle zolle terrestre che fino ad oggi è stato il pilastro delle ricerche sui terremoti. «Nessuno di noi vuole metterla in dubbio — spiega Paolo Harabaglia, dell’Università della Basilicata — ma il contributo indotto dalle variazioni di carica dovute all’attività solare rappresenta una piccola quantità di sforzo che, destabilizzando faglie già vicine al punto critico, genera quella correlazione tra i terremoti a larga scala che finora non riuscivamo a spiegare». La scoperta del gruppo italiano pubblicata da Nature potrebbe dare un impulso alla ricerca sulle previsioni di un sisma. Siamo sempre agli inizi e non dobbiamo farci troppe illusioni ma, come spiega Claudia Troise, ricercatrice dell’Ingv affiliata all’Ino-Cnr «oltre ad essere di fondamentale importanza per comprendere in dettaglio i processi di generazione dei terremoti, potrebbe in un futuro prossimo spalancare le porte alla loro previsione, su basi estremamente più solide e molto diverse da come avremmo finora immaginato». Lo studio sarà presentato per la prima volta in Italia a Ecofuturo, la rassegna delle innovazioni ecologiche e scientifiche che si tiene a Padova da martedì sino a sabato 18 luglio. «Un evento nel quale cercheremo di approfondire ancora di più questa scoperta — spiega Fabio Roggiolani, responsabile scientifico di Ecofuturo — che proietta ancora una volta la nostra ricerca a livelli altissimi e potrebbe davvero dare un impulso fondamentale alla previsione degli eventi sismici».

 

link articolo originale Corriere della Sera

 
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