Biossido di azoto (NO2): l’inquinante che non passa mai “di moda”

Nella mia lunga attività lavorativa nel settore del monitoraggio ambientale che ho profondamente amato e dove ho speso i miei primi 35 anni di attività, ci sono stati inquinanti come l’SO2, decisamente in contrazione per l’evoluzione avvenuta nei combustibili da autotrazione e il progressivo smantellamento delle centrali termoelettrica a olio pesante (nafta), o altri come il particolato, nel quale, dalle polveri totali sospese, l’attività di monitoraggio si è concentrata sempre più verso quelle fini ed ultrafini (PM10, PM2,5, PM1), di particolare rilevanza a livello di penetrazione nel corpo umano (apparato respiratorio, apparato circolatorio).

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Vi è poi un inquinante che, per la sua attività di interazione con l’atmosfera dopo l’emissione in tutte le diverse fonti in cui è presente una combustione (industriale, civile, da traffico), e per la particolare complessità nella quale si forma, sta dimostrandosi un durissimo nemico da combattere, come il biossido di azoto (NO2). Un inquinante sul quale vi è stata recentemente anche una tirata d’orecchie da parte UE al nostro paese sugli scarsi risultati conseguiti nel nostro paese (vedi post “Inquinamento atmosferico: nuova tirata d’orecchie all’”Italia somara” dalla EU“).

Ha rendere ancora più temibile questo inquinante, non solo sul piano della salute fisica ma anche nella sfera psicologica, una nuova ricerca dell’Università inglese di York dal titolo “L’aria pulita può renderti felice?” (link studio), secondo la quale respirare il biossido di azoto, inquinate gassoso tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico delle nostre città, è come perdere il lavoro, veder finire una relazione o assistere alla morte di un partner.

Una ricerca dalle tinte melodrammatiche, quella dell’Università di York, che esamina gli effetti del biossido di azoto (NO2), sulla soddisfazione di vita, un parametro è definibile come la valutazione cognitiva della propria vita nel suo complesso o meglio come la valutazione soggettiva della qualità della vita.

Si tratta di uno studio che ha trovato una «significativa correlazione negativa» tra soddisfazione di vita e livello di inquinanti causa di danni a livello dell’apparato respiratorio. Si tratta di effetti, secondo i ricercatori, paragonabili a grandi traumi connessi ad eventi di grande sconvolgimento della nostra vita ai quali siamo sottoposti.
Sono proprio due dei componenti del team di ricerca Sarah J Knight e Peter Howley della York University ha illustrare la metodologia di lavoro,partendo dalla rilevazione dei dati sulla soddisfazione di vita dal British Household Panel Survey e dal UK Household Longitudinal Survey, i quali sono stati messi a confronto con campagna di misura della qualità dell’aria effettuati dal Department for Environment, Food and Rural Affairs, arrivando alla conclusione che molte più persone risultano esposte al biossido di azoto di quelle alle prese con problematiche come la disoccupazione o la fine di una relazione. Gli stessi conduttori della ricerca Knight e Howley suggeriscono che i benefici derivanti da una riduzione di tali emissioni sarebbero sostanziali per la società.
Nel Regno Unito è la capitale Londra a registrare i livelli più alti di biossido di azoto, mentre in alcune parti del sud-ovest dell’Inghilterra la qualità dell’aria è decisamente migliore. E’ proprio la capitale britannica ad essere stata individuata come peggior hotspot per inquinamento da NO2 in Europa. Un inquinante, il biossido di azoto, per il quale muoiono prematuramente circa 11.400 persone nel Regno Unito, seppure con una tendenza alla diminuzione e che colloca il Regno Unito al secondo posto tra i paesi europei dopo l’Italia, in questa macabra classifica. Secondo i dati dell’International Council on Clean Transportation, pubblicati a gennaio (link studio), le auto diesel emettono fino a 10 volte più ossidi di azoto dei camion o degli autobus.

Sicuramente uno degli inquinanti più subdoli e difficili da combattere per la sua fuggevolezza nei processi di combustione nei quali si forma sulla base di una molteplicità di fattori a differenza di altri inquinanti decisamente meglio controllabili e per essere a sua volta precursore, attraverso la interazione diurna con la radiazione solare, di un altro insidioso inquinante che proprio in atmosfera si forma come l’ozono (O3).

Sauro Secci

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