Si parla di allarme siccità per questo 2020: come la tecnica, la scienza e l’ingegno possono fare la differenza, senza aspettare miracoli

L’ Osservatorio siccità dell’Arpat, basato su un sistema di monitoraggio internazionale (https://drought.climateservices.it), stima già un problema estivo nel Sud Italia per il 2020, mentre già a fine febbraio A.N.B.I. Ass. Naz. Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari  dall’Osservatorio sulla Stato delle Risorse Idriche scriveva: “Si aggrava, in particolare, la situazione in Puglia dove, in una dozzina di giorni, il deficit è aumentato di quasi 5 milioni di metri cubi; ora le risorse disponibili ammontano a meno della metà rispetto ad un anno fa. La situazione in Basilicata: mancano all’appello oltre il 30% delle disponibilità idriche di un anno fa, analogamente a quanto sta accadendo in Calabria, dove nel cosentino sono soprattutto le coltivazioni di finocchio a soffrire; si conferma, infine, a “macchia di leopardo” la situazione idrica in Sicilia".

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Non è dunque una novità che l’aumento delle temperature causate dai  cambiamenti climatici in corso potrebbero portare ulteriori riduzioni di riserve idriche che sono certamente indispensabili per le città ma anche per uno dei nostri  settori a maggiori valenza economico finanziaria e di tenuta sociale: l’agricoltura ed in particolare per i settori come l’ortofrutta, presente massicciamente nelle regioni del Sud d’Italia.

Non è neppure da oggi che il sistema agricolo italiano e in particolare enti di ricerca e facoltà universitarie guardano alle ragioni del sud del bacino del del Mediterraneo ed in particolare ad Israele, alla ricerca di esperienze e soluzioni condivisibili.

Da qui una idea alquanto semplice che rientra appieno nei criteri di un corretto ECODESIGN: funzionalità abbinata alla capacità di ridotto impatto ambientale.

La soc. israeliana Tal-Ya agriculture solution,  ha per esempio sviluppato una soluzione semplice quanto ingegnosa, proveniente dallo studio delle piante che vivono nel deserto e per cui l’evoluzione ha consentito loro di adottare strategie di sopravvivenza: per esempio per catturare l’umidità della notte. Soprattutto nella fase della crescita dopo l’impianto per gli alberi e di sviluppo degli ortaggi in campo aperto  ma utile anche in serra per efficiente i costi  di irrigazione e ottenere una resa migliore. A prova di risultato, assicurano alla Tal-Ya e comprovata da numerosi studi e impianti effettuati nel Mondo.

Il prof. Simon Lavee dell’Istituto della Scienza delle Piante alla facoltà di agraria HUJ di Rehovot in Iasraele scrive in un rapporto: ”questo sistema di raccolta riduce anche la competizione tra le piante nella ricerca dei nutrienti…e la copertura prolungata favorisce la persistenza dell’umidità nel terreno”. I risultati sono effettivi.

Si tratta però non di tecnologia aliena ma di un semplice piatto di polipropilene (brevettato), quadrato con un foro al centro destinato a far passare la pianta in crescita, che presenta profonde scanalature su tutti i lati. Queste hanno una doppia funzione: aumentano la superficie di contatto con l’umidità dell’aria  specialmente notturna e la convogliano verso il centro e quindi verso il fusto della pianta. Nella notte infatti all’aperto, la materia plastica tende a raffreddarsi di più delle parti vegetali e quindi a catturare umidità facendola poi condensare e scivolare verso l’interno del piatto.  Lo stesso si può dire in caso di pioggia dove le gocce vengono convogliate e non disperse, sicuramente dove è proprio  l’apparato radicale. D’altra parte i nostri contadini usavano tre i solchi nel terreno per non disperdere la preziosa acqua su superficie troppo ampie.

Il piatto non è frutto di una mente geniale ma di uno studio approfondito che ha coinvolto professori universitari, agronomi e enti di ricerca.

Ma ci sono anche altri benefici indiretti:

  • il piatto non fa crescere erbacce nei pressi dell’apparato radicale;
  • riduce l’evaporazione dal suolo dell’umidità nei pressi della pianta;
  • una migliore distribuzione dell’acqua nei pressi delle radici consente da una parte una crescita più rigogliosa ma dall’altra la diminuzione di fertilizzanti.

Interessante, in modo particolare per il Sud Italia, l’applicazione di questo piatto nella piantumazione delle piante resistenti anche a condizioni di aridità come l’olivo ma esposte ai pericoli di disidratazione nella fase di impianto in campo aperto. Dopo la xilella il riavviamento delle colture di olivo può essere importante per l’economia di quelle regioni, così come le vigne.

Infine in serra, dove i costi delle irrigazioni sono una voce di spesa che andrà ad aumentare in presenza di scarsità di precipitazioni a monte, nei bacini e nei fiumi; anche per piante semplici come le insalate piuttosto che ravanelli o altri ortaggi richiedono abbonamento uso giornaliero di acqua e preferibilmente meno surrogati artificiali per la crescita. Per il benessere delle stesse piante, per preservare la fertilità del suolo, per mantenere un potenziale economico e infine per la salute di tutti.

Un semplice strumento, frutto dell’osservazione della natura, può  ancora fare la differenza, utilizzabile più volte se ben tenuto e  a fine vita, lo smaltisci con i rifiuti plastici.

Marco Benedetti
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