Geotermia nel Piano Regionale di Sviluppo della Toscana: contribuirà alla riduzione del consumo dei combustibili fossili?

Rilanciamo di seguito l'articolo di Roberta de Carolis su GreenBiz, relativo alle prospettive della Geotermia alla luce del Piano Regionale di Sviluppo della Regione Toscana, con il contributo del Vice Presidente Giga Fabio Roggiolani.

 

Geotermia: In Toscana è una risorsa energetica, con due aree di sviluppo, quella di Larderello, dove l’attività geotermoelettrica è ormai parte del tessuto economico, produttivo, sociale e culturale dell’area, e quella “nuova” (in realtà della fine degli anni cinquanta del secolo scorso) dell’Amiata, il cui serbatoio geotermico presenza differenze sostanziali da quello tradizionale, tra le quali un’emissione quasi doppia di anidride carbonica ed una forte emissione, a Bagnore, di ammoniaca.
A marzo è stato firmato il protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e Enel Green Power che segue gli accordi del 2013, per lo sviluppo della geotermia, ma soprattutto questa fonte di energia è entrata nel Piano Regionale di Sviluppo della Regione per il quinquennio 2016-2020, che la Giunta ha approvato all’inizio di maggio. La parola ora spetta al Consiglio Regionale, che dovrà prendere la decisione finale.


Ma la geotermia toscana può realmente contribuire alla riduzione del consumo dei combustibili fossili? Ecco cosa ne pensano autorità, esperti ed associazioni di categoria.

Silvia Velo, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, in visita ufficiale agli impianti geotermici Enel Green Power di Larderello:

Sono qui per sottolineare l’importanza dei territori geotermici da un punto di vista ambientale e industriale. La geotermia toscana coniuga tradizione e innovazione tecnologica e costituisce un’eccellenza a livello internazionale, la cui strategicità in termini di sviluppo sostenibile è stata ribadita anche durante la COP21. Si tratta di una realtà su cui occorre lavorare con le Istituzioni regionali e locali per far sì che sia sempre più un punto di riferimento per lo sviluppo sostenibile dei territori, a garanzia di nuovi investimenti e a tutela dei cittadini, con regole certe e massima sicurezza tecnologica e ambientale, su cui si pronuncerà presto il Governo con le nuove linee guida sulla geotermia.

 


Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca presso l’INGV-Osservatorio Vesuviano di Napoli:

Nel Piano della Regione Toscana si pone l’accento sul potenziamento della produzione di energia elettrica da fonte geotermica utilizzando, in particolare, le nuove tecnologie che consentono di mitigare sensibilmente, rispetto agli impianti tradizionali come quelli di Larderello o dell’Amiata, l’impatto ambientale.
La potenza aggiuntiva prevista è di circa 150 MW, che si aggiungerebbe ai circa 800 MW già installati in Toscana nelle aree menzionate. La peculiarità di molte aree Italiane, tra cui la Toscana in particolare, è la possibilità di reperire, anche a basse profondità, fluidi geotermici a temperature molto alte (maggiori di circa 120°C), ottimali per la produzione elettrica.
La geotermia però ha potenzialità enormi anche per il riscaldamento/condizionamento, potendosi in questo caso sfruttare anche sorgenti a temperature molto basse (da circa 10°C in su). La produzione elettrica da sorgente geotermica, se effettuata con le nuove tecnologie che prevedono la re-iniezione totale dei fluidi estratti nello stesso serbatoio (stesse formazioni rocciose) di provenienza e senza emissioni in atmosfera, è una delle tecnologie a minor impatto ambientale in assoluto.
Questo perché, in aggiunta all’assenza di emissioni nocive in atmosfera, si aggiunge il bassissimo consumo di suolo necessario per l’impianto. In aggiunta, la geotermia consente di produrre energia elettrica in maniera continua e costante, diversamente da molte altre fonti rinnovabili (come il solare e l’eolico), e pertanto la ‘qualità’ dell’energia prodotta è molto più alta, analoga a quella dei tradizionali impianti a combustibili fossili.
L’utilizzo intensivo delle enormi risorse geotermiche nazionali, di cui una buona parte localizzate in Toscana, con piccoli impianti di co-generazione (elettricità e calore) diffusi sul territorio, è la vera alternativa ai combustibili fossili in Italia.
Potrebbe coprire in uno-due decenni gran parte del consumo elettrico e quasi tutto quello necessario per il riscaldamento/condizionamento. L’utilizzo industriale diffuso delle sorgenti geotermiche anche a bassa temperatura (per serre, piscine, essiccatoi, ecc.) consentirebbe da solo un enorme incremento della redditività delle attività coinvolte.


Fabio Roggiolani, Vicepresidente Gruppo informale per la geotermia e l’ambiente:

La scelta finalmente chiara da parte del Piano Regionale di Sviluppo della Regione Toscana verso la Geotermia a media/alta entalpia rappresenta un punto di svolta sulla riduzione del consumo di combustibili fossili perché si tratta di 200 Mwe di una energia rinnovabile che produce per 8500 ore all’anno e quindi vale come la produzione di energia di 1200 mw di fotovoltaico o di eolico, una quantità ragguardevole pari al 5% dell’intero consumo annuo di elettricità della Toscana.
Lo sviluppo della geotermia a media entalpia inoltre dopo il percorso che ha portato alla redazione condivisa della Carta della Buona geotermia di Abbadia San Salvatore è previsto per impianti di piccole dimensioni non superiori ai 5 MW ciascuno di potenza e con la totale reiniezione di fluidi e incondensabili, per cui non si inquina, non si stravolge il territorio e non si immette anidride carbonica in atmosfera come avviene oggi con gli impianti esistenti in particolare nelle zone del monte Amiata.

Il lavoro che abbiamo fatto come Associazione Giga ha portato a guardare ai diversi approcci delle geotermie che possono fornire in contemporanea o anche solamente una enorme quantità di calore sia in maniera puntuale che come teleriscaldamento.
Oggi, con la micro cogenerazione geotermica, sono in funzione impianti di pochi metri quadri, insonorizzati a emissioni zero che con acqua da 80 gradi possono produrre 100 KW elettrici , e i1 Mw termico in grado di coprire il fabbisogno di 50 famiglie.

Sempre da temperature medie e medio basse si possono alimentare impianti di teleriscaldamento di significativa potenza in condizione di sostituire la produzione di calore per migliaia di famiglie per ogni impianto, e ultimo ma primo in potenzialità è lo sviluppo della riconversione del condizionamento puntuale con la bassa entalpia.
Il percorso di contestazione degli impianti geotermici impattanti (quelli che assomigliano esternamente a centrali nucleari con i grandi funghi di dissipazione) in una parte del movimento tra cui Giga ha portato a ricercare le alternative eco compatibili, a rompere il monopolio e a pensare alle multiformi possibilità di utilizzo dei calori geotermici anche deboli, al punto che l’intero nostro paese è oggi interessato da questo sviluppo, molte amministrazioni comunali l’hanno capito e si riuniranno a San Gimignano per condividere il percorso delle nuove geotermie.

Un percorso che ha chiarito che la geotermia dei cicli binari non provoca terremoti nè piccolissimi nè grandi, che non inquina le falde acquifere e che ovviamente non immette nulla in atmosfera, preservando la rinnovabilità della risorsa con la reiniezione totale.
Un percorso che invece di chiudere con la geotermia ne ha rilanciato la produzione geotermica mondiale oggi basata nei nuovi impianti quasi esclusivamente sui cicli binari a reiniezione totale, e che pone la geotermia (unica rinnovabile continua e capace di produrre tutte le forme di energia) al centro della strategia di fuoriuscita dai combustibili fossili.

Tornando quindi alla domanda iniziale, si può certamente affermare che le nuove geotermie sono nel loro complesso in condizioni di dare un contributo fondamentale alla decarbonizzazione del nostro paese e alla riduzione dei costi delle bollette, in particolare per riscaldamento/raffrescamento sia dei privati che delle pubbliche amministrazioni.
Ovviamente sempre che alcune regioni escano dalla paralisi burocratica, che tiene fermi una grande quantità di piccoli e piccolissimi progetti combattuti ormai solo a causa di ignoranza ed incompetenza, visto che anche gli scienziati di riferimento dei comitati sono concordi nel condividere questo nuovo percorso che può portare anche alla riconversione della attuale geotermia nei suoi impianti più impattanti.

Roberta De Carolis

Fonte: GreenBiz.it

 

 

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