I numeri e i limiti del fotovoltaico italiano con partenariati pubblico privati e project finance

campo fotovoltaicoASSET Camera, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma, ha curato la realizzazione del manuale operativo “Impianti fotovoltaici in partenariato pubblico privato” avvalendosi del CRESME Europa Servizi e del contributo dell’Unità Tecnica Finanza di Progetto (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il rapporto è stato valorizzato in base ai dati di base messi a disposizione dall’Osservatorio per il Partenariato Pubblico Privato, inserendo anche numerosi casi di studio concreti come : il progetto tetti fotovoltaici a Roma, il parco fotovoltaico a Salerno, la barriera antirumore fotovoltaica a Oppeano-VR, le serre fotovoltaiche in Sardegna.

Lo studio presenta un mercato estremamente maturo e florido allo stesso tempo. Il mercato pubblico degli impianti fotovoltaici, tra il 2007 e il 2011, è infatti rappresentato da 1.905 gare per un valore di quasi 4 miliardi di euro. Rispetto al complesso delle gare per la produzione e distribuzione dell’energia elettrica e termica il fotovoltaico rappresenta quote del 37% e del 44%. Ma il dato più rilevante è che quasi il 45% delle gare, per il 73% degli importi, riguarda operazioni di partenariato pubblico privato.

I dati sono impressionanti se si analizza la serie storica. Per le fonti rinnovabili sono stati spesi infatti: 2,4 miliardi nel 2007, 5 miliardi nel 2008, 9,6 nel 2009, 22,5 nel 2005, per poi letteralmente esplodere a 42 miliardi del 2011. Di questi 42 miliardi ben 39,1 sono da attribuire al fotovoltaico, 1,3 all’eolico e 1,5 agli impianti a biomasse. Gli investimenti del fotovoltaico hanno riguardato per l’85% i settori industriali, agricoli e terziari per le nuove costruzioni e l’ammodernamento del patrimonio non residenziale, che invece interessa il restante 15% degli investimenti.

Nel solo Lazio, secondo il rapporto del CRESME, tra gennaio 2007 e ottobre 2011, il mercato degli impianti fotovoltaici è rappresentato da 34 gare per un valore di 127 milioni di euro. Le operazioni di partenariato pubblico privato, in questo caso, rappresentano il 50% delle gare per il 79% degli importi, quote entrambe superiori a quelle nazionali. Spesso si tende a fondere il concetto di partenariato pubblico privato con quello di project financing. Diversamente dal project financing, che è finalizzato a una pluralità di tipologie d’intervento, i partenariati pubblico privati sono principalmente diretti allo sviluppo d’infrastrutture pubbliche e statali. Il rapporto collaborativo che s’instaura in queste forme d’intervento scaturisce dalla necessità da parte del settore pubblico di accedere a risorse e competenze distintive per completare e gestire secondo criteri di mercato grandi opere d’interesse nazionale a livello infrastrutturale. Infatti se le operazioni di project financing sono di norma in grado di auto remunerare il debito, attraverso i flussi di cassa derivanti dall’erogazione del prodotto/servizio, le operazioni di PPP non vengono considerate self- liquidating (auto liquidanti).

Dispute definitorie a parte, che in Italia hanno ben poco valore, bisogna considerare un fattore determinante per entrambe le tipologie di operazioni: il tempo. Per il buon esito di queste operazioni finanziarie il presupposto fondamentale risiede infatti nell’abbattimento delle tempistiche dei progetti. Dettaglio a cui non siamo troppo abituati. Secondo quanto emerge dal rapporto PV Legal, che riunisce alcune tra le maggiori associazioni di categoria del fotovoltaico in Europa : in Italia per sviluppare il progetto di un impianto a terra ci vogliono in media 82 settimane. I tempi scendono invece a 17 settimane di lavoro per le installazioni sulle residenze e a 15 settimane per gli impianti installati sugli edifici commerciali. Ad aggravare la situazione sarebbe poi l’onere della burocrazia, che a detta del rapporto PV Legal assorbe il 69% dei costi totali, cifra alla quale vanno poi aggiunti i costi per l’acquisto dei materiali.

La finanza di progetto, numeri alla mano, rimane sicuramente uno strumento utile per assicurare competenze distintive ai progetti di pubblico interesse, che devono però necessariamente rispettare i vincoli e sottostare alle regole degli analoghi progetti di carattere privato. La creazione di meccanismi sanzionatori per il ritardo dei lavori o difetti di costruzione, diventa conditio sine qua non per continuare a percorrere la strada del partenariato nell’evoluzione delle infrastrutture del Paese. Richiedere anche una sana trasparenza nelle procedure concorsuali e di assegnazione non sarebbe male. Ma non vorremmo essere troppo arditi!

 

Marcello Mallardo

FONTE : www.corriereweb.net

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